Vasil Kiryienka: sconfinata sicurezza

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Mai una smorfia di dolore o di noia sul volto, Vasil Kiryienka ha preso vento in faccia per anni. Le difficoltà d'altra parte non l'hanno mai spaventato più di tanto: Rechytsa, dov'è nato, fu una delle città bielorusse più colpite dal disastro di Chernobyl, e il ciclismo per Vasil un rifugio. Ciclismo che nei paesi dell'est Europa significava pista, solo e soltanto pista, così l'esordio di Kiryienka su strada tra i pro' arriva soltanto nel 2007, a 27 anni. La stoffa però c'è: al primo anno centra una prestigiosa top ten a crono nei mondiali di Stoccarda.

"Un buon cronoman", dicono i più. "Un gran passista", scrivono altri. Pochi si aspettano di vederlo tagliare per primo il traguardo di Monte Pora, Giro d'Italia 2008, una delle tappe più dure di quell'edizione, al termine della quale conquista anche il secondo posto nella classifica dei GPM. Nel 2013 la chiamata della Sky sembra una sorta di laurea ad honorem per uno come lui, eppure Vasil stupisce ancora tutti. Una percentuale niente affatto banale dei Tour de France vinti da Chris Froome può essere attribuita al bielorusso: da Morzine ad Ax 3 Domaines, passando per il fuori tempo massimo di Bagneres de Bigorres, è sempre stato lì, maglia aperta e medaglietta ciondolante a sottolineare l'assoluta immobilità delle spalle.

Eponimo del gregario moderno, attaccante efficace e cronoman di livello mondiale, Kiryienka trasmetteva una sconfinata sicurezza a guardarlo, e si può solo immaginare cosa potesse significare stargli a ruota. Un indizio: qualche anno fa la FDJ chiamò "Vasil" lo scooter dietro il quale i propri corridori si allenavano nei dietro-moto.

Vasil Kiryienka ha annunciato oggi, a 38 anni, il suo ritiro dal professionismo, per problemi cardiaci. Conoscendolo, è altamente probabile che non sentiremo parlare molto di lui nei prossimi anni. Già adesso, cercando il suo nome su Google, non è che venga fuori molto: immagini di gare a cronometro, le foto dell'oro di Richmond 2015, qualche parca intervista. «Effettivamente non è che dicesse molto», ha dichiarato oggi Luke Rowe, suo storico compagno di squadra. «Ma quando parlava ci faceva fare un sacco di risate».

 

 

 

 

 

 

 

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