E se Froome corresse davvero il Giro?

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Chris Froome sta “seriamente considerando” di presentarsi al via del 101° Giro d’Italia. L’ha scritto il Times lo scorso 6 novembre, ne hanno parlato siti e account Twitter, tifosi e addetti ai lavori, soprattutto inglesi. Il giornalista sportivo Richard Moore, che fino a una settimana fa era convinto ci fossero “zero possibilità” di vedere Froome in Italia a maggio, nelle scorse ore ha rivisto la sua previsione, alzando le probabilità di partecipazione al Giro del keniano bianco fino a un ragguardevole 60%.

In ogni caso, siamo nel campo della pura speculazione, e ci resteremo almeno fino al prossimo 29 novembre, giorno in cui verrà ufficialmente svelato il percorso del Giro d’Italia 2018 e capiremo se – come sembra – l’organizzazione della corsa rosa avrà effettivamente rivisto alcuni dei suoi piani e sarà riuscita a convincere il campione britannico della fattibilità dell’impresa. Fino ad allora, è più che legittimo fantasticare intorno a una scelta che, se confermata, risulterebbe tra le più sorprendenti degli ultimi anni, e tra le più significative della storia del ciclismo.

Perché vedere Chris Froome competere per vincere il Giro 2018 sarebbe un evento di una portata enorme, per il Giro ma soprattutto per lo stesso Froome. Ci sono almeno cinque buoni motivi per pensarlo.



 

a) ADESSO ESISTE UN PRECEDENTE – Nel 2017 Froome ha fatto la storia, vincendo di seguito Tour de France e Vuelta a España e dimostrando che con un’adeguata programmazione anche nel ciclismo moderno è possibile primeggiare in due grandi giri consecutivi. Non è assurdo immaginare che, mutatis mutandis, il progetto-double possa essere ripetuto nel 2018, con Giro e Tour al posto di Tour e Vuelta. Se c’è un corridore in grado di calibrare alla perfezione i propri sforzi, quello è Froome; se c’è una squadra in grado di sostenere ed esaltare i calcoli di Froome, quella è la Sky.

b) IL GIRO APPARE ABBORDABILE – Alcune indiscrezioni sul Giro 2018 parlano di un percorso comprendente tre cronometro individuali, specialità da sempre gradita a Froome. Inoltre, pare che l’organizzazione possa essere costretta a ristrutturare la prima parte della corsa, alleggerendola rispetto alle previsioni inziali. Gli annunciati Zoncolan e Colle delle Finestre rimarrebbero insomma i soli, grandi ostacoli da superare per difendere un’eventuale maglia rosa conquistata nelle prove contro il tempo.

Maglia rosa per la quale, ad oggi, non si contano nemmeno troppi pretendenti. A differenza dell’edizione del centenario, infatti, sembra che nessuno tra i grandissimi delle corse a tappe abbia scelto il Giro come principale obiettivo della stagione 2018. Quintana punterà tutto sul Tour, e anche Nibali e Dumoulin hanno espresso la loro preferenza stagionale nei confronti della Grande Boucle. Con Bardet abbonato al Tour e Contador ormai sul divano di casa sua, Froome in Italia potrebbe incontrare una concorrenza affatto imbattibile, senza considerare che un suo eventuale annuncio di partecipazione al Giro finirebbe con l’allontanare ulteriormente i suoi rivali dalla penisola: se Froome corre il Giro è per vincerlo, gli altri possono mettersi l’animo in pace.

c) IL TOUR APPARE INSIDIOSO - In tutto questo, il grande obiettivo di Froome per la prossima stagione resta la conquista del 5° Tour de France, ben chiaro. È con il Tour in mente che Froome guarda alla nuova stagione.

D’altra parte, però, sarebbe miope non considerare il particolare disegno della corsa francese, che nel 2018 si presenta - almeno sulla carta - decisamente più imprevedibile che nelle ultime tre edizioni. Tra pavé, salite e tappe adatte alle imboscate, il Tour 2018 sembra voler limitare gli spazi controllabili e lasciare le porte aperte all’imprevedibile. E l’improvvisazione non è certo il terreno preferito da Froome, che detesterebbe buttar via una delle sue ultime stagioni "buone" a causa di un imprevisto occorsogli durante un Tour che sembra immaginato apposta per incrementare l'entropia della corsa. A quel punto aver già portato a casa il Giro d’Italia costituirebbe una polizza niente male sul resto della stagione.

d) LA STORIA CONTA – Conquistare il Giro 2018 dopo Tour e Vuelta 2017 significherebbe per Froome diventare il primo corridore della storia del ciclismo a detenere contemporaneamente il titolo di vincitore delle tre grandi corse a tappe. Sarebbe un risultato di una portata gigantesca, che aggiungerebbe un ulteriore livello di prestigio a una carriera ricca. Nell’eventualità che poi al Giro Froome facesse succedere il suo 5° Tour, beh, in questo caso centrerebbe una doppietta che lo proietterebbe all’interno di un’autoesplicativa lista che contiene tra gli altri Merckx, Hinault e Coppi.

Ma – e questo è forse il nodo centrale dell’intera questione – l’eventuale scelta di partecipare al Giro ripagherebbe il coraggio di Froome anche qualora il suo tentativo di accoppiata col Tour non dovesse andare a buon fine. Perché la decisione di mettere a repentaglio la vittoria di quello che sarebbe il Tour più importante della sua carriera per inseguire l’idea piuttosto romantica di un’accoppiata che non riesce da Pantani (e dal 1998) farebbe schizzare verso vette molto alte il gradimento pubblico del capitano della Sky.

Dimostrando di conoscere e di voler onorare la storia del proprio sport, la tensione verso l’impresa impossibile che il ciclismo possiede dai suoi albori, Froome guadagnerebbe agli occhi degli appassionati delle due ruote una dose di affetto e di benevolenza che nemmeno le ripetute, dominanti affermazioni al Tour de France gli hanno procurato. La sua immagine di calcolatore freddo e piatto verrebbe positivamente rimodulata da un cambio di programma tanto sorprendente quanto rischioso. Froome è da anni alla ricerca di un riconoscimento definitivo, universale, popolare, e potrebbe aver compreso che, soprattutto in uno sport come il ciclismo, questo tipo di riconoscimenti non discendono quasi mai unicamente dalle vittorie.

e) NON CI SARANNO MOLTE ALTRE OCCASIONI – Il prossimo 20 maggio (proprio nel bel mezzo del 101° Giro d’Italia) Chris Froome compirà 33 anni. Significa che, nonostante abbia dichiarato di voler correre ancora per quattro o cinque anni e nonostante quella appena trascorsa sia stata a livello di risultati la migliore stagione della sua carriera, il suo declino atletico non è lontano. Alcuni segni di usura, seppure lievi, sono già emersi, e il diretto interessato ha detto una volta che non si sorprenderebbe troppo se il suo fisico, dopo tutti questi anni di stress estremo, presentasse il conto senza gran preavviso.

Contestualmente, corridori giovani e dotati come Bardet e soprattutto Dumoulin continueranno a migliorare. Froome potrebbe aver maturato la consapevolezza che la stagione 2018 rappresenterà per lui una delle ultimissime occasioni per provare l’assalto a un risultato storico; per sublimare come meglio non potrebbe l’ossessione di una vita.

 

Se ci stai leggendo, caro Chris, non dubitare oltre. 
Sii un samurai, vieni al Giro.



 

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