Per un pugno di borracce

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Tutti i corridori hanno un rapporto molto ravvicinato con le borracce. Quasi intimo, si potrebbe dire: una borraccia può essere supporto, sollievo, speranza. Salvezza. Ogni corridore ha a che fare continuamente con le borracce - per trasportarle, per riceverle, per donarle al pubblico. Ma, tra tutti, nessuno probabilmente ha un rapporto più stretto con i bidon di George Bennett, ventinovenne scalatore della Jumbo.

Neozelandese di Nelson, Bennett ha conosciuto un’improvvisa e globale celebrità lo scorso settembre, grazie a un commovente video in cui lo si vede rallentare durante una tappa della Vuelta per consegnare una borraccia a un giovanissimo tifoso entusiasta a bordo strada. «Quel bimbo mi stava incitando come se io potessi vincere la tappa, ma in quel momento avevo già 15 minuti di ritardo», raccontò Bennett. «È una cosa normalissima: penso avrò regalato un migliaio di borracce ai bambini in tutta la mia carriera finora, e probabilmente ne regalerò altre mille».

Da ieri pomeriggio si parla di nuovo di Bennett. Le sue borracce l’hanno reso di nuovo celebre. Stavolta, tuttavia, non grazie a un sogno realizzato, ma per colpa di un sogno spezzato: il suo. Bennett è al Tour de France per fare da spalla a Steven Kruijswijk, capitano designato della Jumbo, tuttavia, dopo una serie di ottime prestazioni nella prima parte di Tour, George all’inizio della tappa di ieri era quarto in classifica generale, a poco più di un minuto da Julian Alaphilippe.

Ma, a 36 km dall’arrivo, il disastro: Bennett ha avuto l’impressione che lo stessero chiamando dall’ammiraglia per andare a fare un carico di borracce. Richiesta alquanto bizzarra, considerata la concitazione di un finale di tappa in cui tutti temevano che il vento avrebbe potuto spezzare il gruppo in più tronconi. Bennett però, ligio al dovere, è andato a prendere le borracce. Nell’esatto momento in cui lui ha raggiunto l’ammiraglia, davanti è successo il finimondo. Education First prima e Ineos, Deceuninck e Movistar poi hanno accelerato bruscamente. Si sono staccati alcuni nomi importanti: Pinot, Porte, Fuglsang, Urán. Il povero Bennett è letteralmente naufragato: arrivato ad Albi con quasi 10 minuti di ritardo dai migliori, è sceso al 27° posto della generale.

«Mi dispiace soprattutto perché adesso sarei potuto essere secondo in classifica, con le tappe di montagna alle porte». Un eventuale cedimento di Alaphilippe sui Pirenei avrebbe consegnato a Bennett il primato, primo neozelandese della storia in maglia gialla: «Spero di avere un’altra possibilità così nella vita». Non ha ancora le idee molto chiare sulla dinamica degli eventi che gli sono costati il sogno: «Davvero non so perché ho deciso di andare all’ammiraglia in quel momento. Ai miei compagni non servivano borracce, eppure io ero convinto che ci fosse bisogno di andare a prenderne un po’». Oh, bidons!

 

 

 

 

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