#PdR (e13) - Buone maniere

A metà del 1500 la vita non buttava proprio benissimo per l'arcivescovo Giovanni Della Casa. Dopo un'agiata gioventù e una gloriosa scalata alle gerarchie ecclesiastiche, fu costretto a scappare dal Vaticano come un fuggitivo. 

Persa la protezione politica, il Della Casa si rifugiò nell'abbazia di Sant'Eustachio a Nervesa

dove si dedicò a mettere insieme un libro di insegnamenti appresi nelle numerose cene veneziane: il "Galateo overo de' costumi". Un breve trattato in cui si ragiona de modi, che si debbono o tenere, o schifare nella comune conversatione.

Il Giro d’Italia propone ogni giorno il suo campionario di costumi e maniere (più o meno) buone, e la tappa con arrivo a Nervesa è un’occasione troppo ghiotta per non metterlo a confronto con i dettami di monsignor Dalla Casa.

PREMESSA. Il gruppo è una società i cui membri dovrebbero essere sempre costumati, piacevoli e di bella maniera. E chi non è d’accordo con queste regole di convivenza è libero di andarsene (in fuga)

NORME GENERALI. Non istà bene grattarsi.

A TAVOLA. Non istà medesimamente bene a fregarsi i denti con la tovagliuola e meno col dito, che sono atti difformi.

IN PUBBLICONé pettinarsi né abbellirsi si vuole tra le persone, ché sono cose da fare nella camera e non in palese.

ANCORA IN PUBBLICO. Non si devono usare modi vezzosi come quelli delle donne.

CON GLI ALTRI. Non si dèe dire né fare cosa per la quale altri dia segno di poco amare o di poco apprezzar coloro co’ quali si dimora. Poiché gli uomini naturalmente appetiscono più cose e varie, perciò che alcuni vogliono sodisfare all’ira, alcuni alla gola, altri alla libidine et altri alla avaritia et altri ad altri appetiti (tipo i traguardi volanti).

SUGLI ARGOMENTI. Procurino essi di guardarsi dalle parole che possono essere, o ancora parere, sconcie o lorde.

Si dedurrebbe da tutto ciò che cotanti fuggitivi avessero ottime ragioni per emarginarsi dal resto della compagnia. A ben vedere, tuttavia, non è che al loro inseguimento ci fossero ‘sti gran gentiluomini.

Debbiamo guardarci di prendere il cibo sì ingordamente che perciò si generi singhiozzo o altro spiacevole atto.

Non sono da fare in presenza degli uomini le cose fetide o schife.

Male fanno quelli che tratto tratto si pongono a recitare i sogni loro con tanta affettione e facendone sì gran maraviglia che è un isfinimento di cuore a sentirli. (sogno tipico: anticipare i velocisti con una sparata all'ultimo chilometro)

Dèe l’uomo recarsi sopra di sé e non appoggiarsi né aggravarsi addosso altrui.

Non si vuol l’uom recare in guisa che egli mostri le spalle altrui.

Lo invitare a bere (la qual usanza, sì come non nostra, noi nominiamo con vocabolo forestiero, cioè «far brindisi») è verso di sé biasimevole e nelle nostre contrade non è ancora venuto in uso, sì che egli non si dèe fare.

Nella comune usanza si dèe l’uomo astenere di tanto dar consiglio e di tanto metter compenso alle bisogne altrui. (qui il consiglio doveva essere una cosa del tipo VAAAAAAAAI, più svariate bestemmie)

Tuttavia, ormai dovreste averlo compreso, il fine ultimo di questa rubrica è mettere in evidenza il bello che c'è nel ciclismo e nell'universo tutto (vabbé, più o meno). Di conseguenza, nella seconda parte del pezzo ci teniamo a mostrarvi alcuni frangenti della tappa odierna che hanno riconciliato il Giro col Galateo.

- Paolo Simion che passa nel suo paese natale


"I domestici uomini, per lo contrario, pare che siano ovunque vadano conoscenti et amici di ciascuno. Per la qual cosa conviene che altri si avezzi a salutare e favellare e rispondere per dolce modo e dimostrarsi con ogniuno quasi terrazzano e conoscente".

 

- Zhupa e Irizar che si stringono la mano alla fine della fuga


"Dèi salutare et accommiatare non come la ragione, ma come l’usanza vuole che tu facci".

 

- Quattro sorelle che omaggiano il Giro


"La bellezza è armonia: anche il vestire deve essere armonico".

 

- Gianni Savio che istruisce amorevolmente i suoi corridori (12° giorno consecutivo con almeno un corridore dell'Androni presente nella fuga del mattino)


"Il costume e la ragione sono i maestri per porre freno alla natura; l'educazione deve essere impartita fin nella più tenera età".

 

- Infine, Elia Viviani. Prima vince la volata per distacco, dopo aver risalito posizioni a ruota di un unico compagno:


"Ciascuno ama la vittoria, e lo esser vinto odia".

 

Poi chiede calma a quelli che credono di aver capito tutto


"A lungo andare i bugiardi non solamente non sono creduti, ma essi non sono ascoltati".

 

Da ultimo esulta con fare del tutto pacato e minimale... Manco per niente. Fanculo il Dalla Casa e le sue regole del cazzo. Viviani è tornato a vincere e non vuole saperne di convenevoli mielosi. 

Per questo urla smodatamente, e chi se importa se non istà bene alzar la voce a guisa di banditore,

(manco avesse vinto un buono da 10 euro al supermercato, poi):

Abbandona persino la bici, con un'esecrabile cerimonia fuor del convenevole:

Tutto questo con l'obiettivo di correre quanto prima ad abbracciare gli amici.
Perché Viviani in fondo è un gran signore, e non vuol essere sì ingordo della dolcezza del vincere che da sol se la trangugi, ma vuole lasciarne a ciascuno la parte sua.

Ben fatto, messere.

 

A cura di Filippo Cauz e Leonardo Piccione.

 

 

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