#PdR (e01) - L'ingresso in Gerusalemme

Mettiamo subito le cose in chiaro: questa rubrica non avrebbe dovuto esistere. Il nostro piano era di essere al seguito del Giro d’Italia, come degli inviati veri, a fare domande ai corridori e soprattutto a ingozzarci ai buffet dei comitati tappa. 

Invece eccoci sui nostri divani (che sono più comodi di qualsiasi sala stampa, dobbiamo riconoscerlo) a screenshottare frammenti di lunghe dirette tv. Proveremo a proporvi una rubrica simile a una che avevamo curato su Crampi Sportivi nel 2016, con l’idea di raccontare il Giro attraverso più o meno significativi e più o meno seri fermo-immagine della corsa.

Saranno scatti provenienti dalla tv, dai social network, dalla strada (quando ci andremo), e serviranno a formare una memoria del Giro 2018 che tornerà utilissima quando Youtube chiuderà e le Teche Rai saranno state divorate dalle tarme.

La rubrica di due anni fa si chiamò “Pèdali di rosa”. Un gioco di parole di cui non andiamo troppo orgogliosi, francamente, e che non portò nemmeno troppo bene, visto che quando qualche tempo dopo Crampi Sportivi cambiò server, le quasi 300 immagini dei 21 articoli andarono irrimediabilmente perse. Ma siccome non ci sono venute idee migliori, ecco a voi “Pèdali di rosa 2018”.

Tutto questo annoso preambolo per dire che le cose non vanno quasi mai come sperato in questo mondo. Lo sa bene uno a cui oggi pomeriggio è andata peggio di noi:

Chris Froome è caduto ancor prima che il 101° Giro d’Italia partisse ufficialmente. È scivolato in una curva e ha battuto violentemente il fianco destro sull’asfalto, compromettendo la sua cronometro e forse tutto il suo Giro (nella ricognizione sono caduti anche Miguel Ángel López e soprattutto Kanstancin Siŭcoŭ, che la corsa nemmeno l'ha cominciata, diretto in ospedale).

Froome ha perso già 37 secondi da Tom Dumoulin, l’olandese che di divino ha i lineamenti,

gli accostamenti cromatici ("bellissima livrea da campione del mondo", per dirla con Silvio Martinello),

la potenza

e pure il potere di condizionare con la sola volontà gli eventi futuri: “Se fossi stato in Froome, non sarei venuto a questo Giro”, aveva detto due giorni fa preannunciando il nefasto avvio di corsa dell'avversario.

La prossimità di Dumoulin alle faccende celesti non poteva che essere esaltata da una cronometro nella Città Santa. Si dice che Gerusalemme sia una città priva di tempo. Qui le lancette paiono essersi fermate, incastrate indietro nei millenni, bloccate da quella sensazione di infinita attesa che permea l'intera città: l'attesa di chi prega e quella di chi aspetta un visto, la speranza di chi vorrebbe tornare nelle proprie case e quella di chi semplicemente vorrebbe la pace.

Un'attesa che il nostro sponsor preferito ha provato a sfruttare a suo favore: chi non ha mai desiderato un orologio con dentro incastonata la 500 lire delle caravelle?

A Gerusalemme il tempo si è bloccato nelle leggende di divinità che salgono e scendono dal cielo, e per una volta si piazzano a bordo strada per una corsa di biciclette:

Correre una cronometro in un luogo dove il tempo non scorre è un grande paradosso, ma è proprio da qui, dalla metà occidentale della città più paradossale del mondo, che RCS ha deciso di far partire il suo Giro numero 101. 

Qualcuno dice che sia lo stato delle strade il principale pericolo di giornata, ed in effetti la Rai non indugia nel mostrare voragini già nel centro cittadino:

Poi parte Sabatini, la crono comincia e il paesaggio, al di là del record nazionale di riprese aeree, si stempera sullo sfondo. Il tempo del Giro d'Italia si rimette in moto alle 12:50, dal centro di Milano a Gerusalemme Ovest.

Tempo pochi minuti e tocca al primo pezzo grosso di giornata. Rohan Dennis corre in maglia di campione nazionale, ma la BMC non rinuncia in ogni caso al suo inserto blu, tanto per fare un po' a pugni coi colori della divisa.

Uno degli Yates (i documenti di gara dicono sia Simon, ma poi boh) batte un colpo,

mentre Fabio Aru decide di partire ad handicap già dal primo giorno. Qualcuno infatti gli ha combinato uno scherzone disegnandogli col pennarello una riga sulla visiera. Il suo sguardo (e le sue gambe) non l'hanno presa benissimo:

Il tempo sospeso scompiglia le idee un po' a tutti. Tra i corridori c'è chi come Campenaerts non si ricorda più se questa sia una tappa in linea o a cronometro, sicché quando vede Woods davanti a sé decide di lanciare uno sprint lunghissimo e lo anticipa con un colpo di reni che gli vale la vittoria della volata (ma non della tappa):

Domenico Pozzovivo si convince dapprima di essere un cronoman consumato, facendo segnare il 10° miglior tempo di giornata (!). Poi all'arrivo si trasforma in un rapper, regalando all'intervistatore una rima baciata:

«Sono partito forte,
Sono arrivato alla morte. Yo.»

L'esordiente Schachmann, poi, crede addirittura di essere dal dentista:

Tra gli uomini di classifica invece va di moda l'approccio multisport. Esteban Chaves snobba il caldo e si getta in discesa libera, assumendo la classica posa da sciatore, a uovo:

Chris Froome invece ricorda più un motociclista. Per evitare errori come quello del mattino, i meccanici gli hanno montato in estremis due protesi utili a tenergli gli occhi fissi sulla strada:

L'unico a preoccupare Rohan Dennis, il cui tempo rimane il migliore per due ore abbondanti, è solo Tom Dumoulin. La partenza lanciata del suo Giro ha l'ineluttabilità dei Testi Sacri:

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero verso il monte degli Ulivi, Tom mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete una bici, legata. Slegatela e conducetela da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Dumoulin ne ha bisogno, ma la rimanderà indietro subito”». Questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti.

I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Tom: condussero la bici, misero su di essa i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri drappi sulle transenne, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada.

Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?».

E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Tom, da Maastricht nel Limburgo».

Vabbè dai, più o meno.

In ogni caso al traguardo è l'olandese a festeggiare, anche perché l'imprevisto più temibile l'aveva già scongiurato prima di partire:

Un uomo cerca persino di frenarlo con una lavagnetta, ma Dumoulin torna a vestire la maglia rosa, da sovrapporre proprio a quella iridata. "Sono le due divise più fiche del ciclismo", dichiara ai giornalisti.

E anche al buon Dennis non resta che applaudire.

 

A cura di Filippo Cauz e Leonardo Piccione.

 

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