#PdR (e03) - La volpe del deserto

Le prime immagini che arrivano dalla tappa numero 3 del Giro fanno pensare ad un nuovo omaggio alla settima arte, con fotogrammi che paiono arrivare dal set di Mad Max: Fury Road più che da una corsa di biciclette:

Tuttavia il passaggio nel deserto, associato ai tempi biblici del ciclismo, si presta più alla meditazione che all'azione.

Chilometri di sabbia e roccia che sconsigliano ogni forma di vita. Il deserto lo si attraversa, rende tutti nomadi, tanto che gli unici ad abitarlo sono proprio i nomadi: il Giro fa uno slalom tra decine di villaggi fantasma dei beduini, dove non arrivano né le strade né l'acqua, quasi non si sa dove siano, ma come fiori del deserto appaiono dal nulla.

Come Al Arakib, che detiene un record unico al mondo: demolito e ricostruito ben 111 volte, 10 più dei Giri disputati sin qui. Una spirale (del destino):

Il deserto, dicevamo, è un luogo di transito. E chi meglio dei ciclisti in viaggio può interpretarne il destino?

In direzione opposta al viaggio di Mosè, che dal Mar Rosso risalì verso la terra promessa, o degli esuli di Beer Sheva, che per decenni hanno conservato le chiavi della propria casa convinti invano di ritornarvi, i girini partono per una traversata che richiede fede e speranza, ovviamente, ma soprattutto acqua.

Lo insegnano i cammelli che, a dispetto dei segnali di pericolo

si dimostrano spettatori decisamente composti:

A pensarci bene, però, i cammelli nel ciclismo si vedono tutti i giorni. Sono i trasportatori di borracce: indispensabili sempre, vitali in giornate così.

Mentre la Sunweb lascia che Dumoulin faccia il cammello di se stesso,

la BMC si organizza con un efficientissimo sistema di idratazione.
Locomotore del servizio è il giovane belga Loïc Vliegen, che d'un tratto viene inquadrato tutto ingobbito:

Cosa sarà mai quella gobba? Forse la pruriginosa puntura di un insetto?

Ma certo che no! Sono borracce - molte borracce - che Vliegen prende a distribuire pazientemente ai compagni. Prima uno:

poi un altro:

infine l'uomo-cammello cerca la borraccia che custodiva con maggiore premura:

quella per il suo capitano, la maglia rosa <3

Gli effetti collaterali dell'assunzione di liquidi ce li ricorda invece la Rai, da buon servizio pubblico:

e dopo qualche chilometro tocca proprio un uomo BMC sperimentarne la veridicità:

Meglio comunque avere molto da urinare piuttosto che rischiare la disidratazione, che in certi posti può portare alle più disparate visioni.

C'è chi ha visto Superman (quello vero, mica López dell'Astana!),

chi ha visto aumentare l'equipaggio del celeberrimo tandem di ieri,

e chi ha immaginato un nuovo kit per la maglia rosa:

E i pericoli della permanenza nel deserto - cinque ore o quaranta giorni non fa troppa differenza - non finiscono qui. Si possono incontrare temibili fiere da ammansire: ecco qui una tigre

e poco più avanti persino un leone:

Ci sono, soprattutto, tentazioni cui resistere, se se ne è in grado.

Questo operatore ad esempio non ne è in grado, e si regala un'inquadratura hot da posizione molto privilegiata:

Peccato di lussuria che sconta qualche minuto dopo, quando viene fatalmente attaccato da un branco di capre del deserto, animali demoniaci per eccellenza:

Fortuna che ci sono operatori più casti che possono documentarci la fase in cui la corsa entra nel vivo.
Il netto aumento dell'andatura coglie di sorpresa questo poliziotto, che prima fischietta allegramente a centro strada con le mani sui fianchi,

poi decide sapientemente di darsi una mossa:

In gruppo, davanti a tutti, si vede Giuseppe Fonzi (che - ci teniamo a dirvelo - ha già preso la testa della classifica della maglia nera),

poi arriva una furiosa Quick-Step, che rischia di fare il vuoto e staccare persino il suo velocista:

Alle porte di Eilat si scopre quale mezzo abbia usato Mosè per aprire il Mar Rosso: lo Yellow Submarine

Si tratta della rotonda individuata dalla Quick-Step per lanciare il suo treno. L'ultimo vagone è Michael Mørkøv, che a 200 metri dal traguardo si accorge che la maglia ciclamino del suo capitano Viviani non è più alle sue spalle, così decide di aggiungere un elemento alla fauna di giornata.

Dopo cammelli, leoni, tigri e capre, la volpe: Mørkøv si sposta improvvisamente per indurre Sam Bennett (maglia nero-verde) ad anticipare la volata:

Bennett, con il miraggio del Mar Rosso e della vittoria di tappa davanti a sé, comincia la volata da un lato della strada,

poi passa all'altro,

infine si accontenta del centro, luogo ideale per ammirare l'esultanza di Viviani. 
Che no, non è una visione, e nemmeno un fantasma del deserto:

È semplicemente il velocista più forte di questo inizio di Giro d'Italia. È uno che continua a pedalare anche se lo stringono contro le transenne, perché, come dice, questo è "l'inconscio del velocista". Vince ancora, e non può che festeggiare.

Dopo una giornata di acqua e borracce, il suggerimento per la sua (e la nostra) serata arriva direttamente dalla regia internazionale:

Prosit!

A cura di Paolo Bontempo, Filippo Cauz e Leonardo Piccione.

 

 

 

 

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