#PdR (e18) - Caccia al tartufo

Il tartufo è un fungo raro e prezioso, la sua crescita richiede condizioni ambientali estremamente particolari. Anche per questo, cacciarlo è un mestiere difficile. Per ottenere un buon raccolto ci vogliono pazienza, occhio e voglia di mettersi in cammino presto al mattino.

L'elenco delle operazioni da completare è lungo e dettagliato:

- firmare i documenti per ricevere l'autorizzazione alla raccolta;

- studiare la mappa delle zone feconde;

- controllare le condizioni atmosferiche;

- chiedere consiglio ai grandi saggi;

- coprirsi bene il collo;

- alimentarsi bene;

- idratarsi a sufficienza (ma senza esagerare, come fa Bertazzo, che nel tentativo di riempirsi il più possibile di borracce finisce per scomporsi così tanto da venir scambiato per un altro).

Andare in cerca della fuga buona è proprio come andare in cerca di tartufi. Per accorgersi che la tappa con passaggio da Alba fosse perfetta per lo scopo, era sufficiente guardare a bordo strada:

o anche solo dentro la tv:

Insomma, serviva un gran fiuto per centrare la prima fuga vincente del 101° Giro d'Italia:

A dirla tutta, serve un po' di fiuto anche per molte altre cose nella vita. Tipo raccattare le borracce quando vai a vedere il Giro.

Le borracce sono i tartufi degli appassionati di ciclismo, e non si dovrebbe lasciarsele sfuggire. Nella fase centrale della tappa di oggi abbiamo assistito a una sequenza che non avremmo mai voluto raccontare, ma che qui riportiamo nella speranza che serva da monito.

Inizio della breve storia triste della borraccia di Preidler

1. Georg Preidler della Groupama - FDJ è davanti al gruppo. Tira, ma nemmeno troppo convintamente, la fuga è andata da un bel po'. Approfittando della fase di rifornimento, esaurisce un'altra borraccia.

2. Notando un bambino a bordo strada, gliela porge con gesto generoso:

3. Ma il bambino, nonostante fosse previdentemente munito di Sacchetto per Raccogliere Borracce, si distrae. Attratto da non si capisce bene cosa, si fa imperdonabilmente sfuggire la borraccia:

4. Che rotola mestamente tra le ruote dell'incombente gruppo, perdendosi chissà dove. Una cosa dovevi fare, bimbo :(

Fine della breve storia triste della borraccia di Preidler

 

Appurato che è proprio il giorno buono per la raccolta, ci pensa l'ultima salita a fare selezione tra i cercatori. I più brillanti sono Mattia Cattaneo, un bracco italiano, snello e armonico, e Maximilian Schachmann, un kurzhaar tedesco, nobile e vigoroso:

Sono loro due, con scatti ripetuti, a vincere via via la resistenza del più tenace degli avversari: Rubén Plaza Molina, un cocker spaniel, incessante e compatto nell'andatura.

Plaza sa che è soprattutto quando la gamba non c'è che è importante ricorrere alle risorse più teatrali: la sofferenza è il più grande palcoscenico che esista. Non ne ho, dice Plaza. E infatti scatta. I compagni di fuga lo riprendono, non apprezzano la recita, ma devono proseguire. Plaza si stacca ancora una volta, non ne ha, e ancora scatta.

Lo riacciuffano di nuovo, si stacca da tutti e due, questa volta si stacca davvero:

Ma è solo l'ultima attesa. I due davanti eseguono ogni mossa appresa nel modulo scolastico dedicato al duello finale. Plaza li osserva, poi scatta di nuovo. Ne prende uno, l'altro no. L'altro è Schachmann.

Schachmann è un armadio pieno di buone intenzioni (dice che se non fosse andata bene col ciclismo sarebbe tornato all'università) e di buoni sentimenti (menziona la sua fidanzata in pressoché tutte le risposte).

Ha spalle da passista e sguardo da attaccante, ma ha soprattutto più gambe degli altri:

E va a vincere nettamente:

Prima dell'arrivo del gruppo dei migliori passa così tanto tempo che la squadra di Pfingsten, il quarto classificato, propone di fare buon uso dei frutti della raccolta giornaliera:

Consiglio immediatamente accolto dai tifosi che, per mezzo di attrazzature decisamente appena meno chic,

raggiungono anch'essi il loro obiettivo di tappa.

Giusto il tempo di terminare lo spuntino ed ecco dietro i prodromi della battaglia:

Il sentitissimo derby Colombia - Ecuador

è l'ouverture di un piatto ben più succulento.

Chris Froome subodora qualcosa di grosso

e annuncia a compagni e avversari l'apertura ufficiale della caccia al tartufo più pregiato del mese di maggio:

L'allungo di Poels è il segno di quel che sta per accadere:

I primi si guardano, si annusano a vicenda le energie residue. Yates affianca Dumoulin, incrocia il suo sguardo per capire se ne ha ancora. Dumoulin ne ha, parte. Yates dapprima dissimula brillantezza, ma poi, quando Froome rilancia:

perde un metro, poi due. Poi dieci. Cerca il centro della strada e da lì osserva il 2°, il 3° e il 4° della classifica generale andarsene

Vanno via talmente più agili, quegli altri, ingolositi dall'improvviso cedimento della maglia rosa, che rischiano persino di sbagliare strada

Anzi, Poels la sbaglia proprio;

non Froome, Pozzovivo e Dumoulin, che arrivano a Pratonevoso con 28 secondi di vantaggio su uno Yates improvvisamente vulnerabile:

L'inglese taglia il traguardo circondato da braccia amiche e da pensieri nefasti. Fa un paio di giri nel retropalco, come a volersi allontanare un po' di più dal momento della verità; come se fosse possibile nascondere a sé stesso e agli avversari che qualcosa forse è cambiato, che l'olfatto migliore del Giro si è affievolito proprio quando non avrebbe dovuto, esattamente nel momento in cui la sua difficoltà rischia di trasformarsi nel di loro appiglio.

Yates sale sul podio con sguardo incerto. Veste una maglia un po' meno rosa: l'abito precario che domani dovrà difendere dagli assalti di chi sente che il cacciatore sta per diventare il cacciato.

 

A cura di Filippo Cauz e Leonardo Piccione.

 

 

 

 

 

 

Categoria: