#PdR (e10) - Cavalieri e kamikaze

«Gente de Gualdo e de le Castella tutte: Udite, Udite!

S'aprono i Giochi de le Rose, nobile tenzone ne la quale le abilitate de lo Conducente dee esser pari a quella de li compagni suoi tiratori. Siate pronti a la gioia et l'euforia tutta, ma li vostri entusiasmi contenuti sieno ne lo lecito e ne lo cavalleresco:

Che li giorni de li festeggiamenti abbian a esser, pe lo vincitore

et lo somaro suo

altissimo orgoglio et sana allegria pe la comunitate tutta:

Tutti correte ne lo arengo maggiore a rimirar la horiginal tenzone; anco co grida, anco co urla et at osannar lo vincitore. Sono aperti da lo giorno de oggi li Giochi de le Rose».

Ogni settembre a Gualdo Tadino si celebrano i Giochi de Le Porte, che culminano nella sacra processione del ruolo della borraccia nella storia dell'umanità:

In questo martedì di maggio, dal clima proto-autunnale, il Giro 101 riparte dopo un brevissimo riposo dal cuore medievale d'Italia, e tutto d'un tratto la corsa diventa una giostra con un gruppo di messeri che, in sella a somari meccanici, sfidano nemici assetati di conquista, ma soprattutto nuvoloni minacciosi:

Uno che sin dalla sfilata degli sbandieratori in partenza appare più appesantito dei nembi marchigiani è Esteban Chaves, che già sulla prima salita rimbalza a sorpesa in coda al gruppo:

L'evento stuzzica diversi avversari, Froome in primis, che decidono, quando ancora mancano moltissimi chilometri all'arrivo, di alzare fatalmente il ritmo:

La corsa diventa così un palio con tre contrade in guerra tra loro:

Quella a cui va peggio è quella di Chaves: quando la Quick-Step rinuncia all'inseguimento, il colombiano va alla deriva. A nulla servono i suggerimenti della tv, che gli propone dapprima una cura ricostituente

poi, con una punta di sarcasmo, una soluzione ancora più drastica:

Nella contrada degli uomini di classifica, fresco di investitura a capitano unico della sua squadra, Simon Yates veleggia serafico. La maglia rosa iniziamente preferisce nascondersi (nel senso letterale del termine),

dopodiché guadagna altri 3 secondi vincendo con disarmante facilità il traguardo volante:

Davanti c'è sempre la contrada dei fuggitivi, che propone un turnover di divise biancorosse. Sfumato il tentativo utopistico di Tony Martin,

è il turno di Marco Frapporti che, a più di 60 dall'arrivo, se ne va tutto solo. Più che un cavaliere medievale, Frapporti è un samurai:

anche se, visto il destino prospettatogli dalle avversità che si trova ad affrontare tutto solo, sembrerebbe un kamizake. Vento contrario, temporali improvvisi, temperature in picchiata. Persino un imprevisto dal sapore neorealista si frappone fra Frapporti e il fragore del trionfo:

Fradicio e infreddolito, Frapporti nel frattempo viene frullato da due frecce che non frenano.
(Fine del periodo allitterante).

Si tratta dello sloveno Mohorič, che trova il terreno per esibirsi nei suoi più spettacolari volteggi da saltimbanco,

e dal tedescone (ricordate: i ciclisti tedeschi sono tempre tedesconi, quelli francesi sempre francesini) Nico "Mercedes" Denz, che in discesa va da 0 a 100 in 1.8 secondi - e se ne frega di ogni limite di velocità:

Alle loro spalle comincia la giostra delle forature, che coinvolge anche i primi della classifica.
Prima Carapaz, che ha la fortuna di incontrare sia un ombrello sotto cui guardare lo pneumatico sgonfiarsi.

sia un compagno di squadra pronto a rilanciarlo nella tenzone:

Sfortune e fortune, queste, condivise presto anche da Tom Dumoulin:

Rientrano velocemente entrambi, mentre i due davanti si giocano la vittoria di tappa.
Una tappa lunga quanto una grande classica, tant'è che il finale sembra quasi una riedizione dell'ultima Parigi-Roubaix, con Denz nel ruolo di Dillier e Mohorič in quello di Sagan.

Da copione, è il primo a lanciare la volata,

tuttavia Mohorič è talmente superiore che Denz non riesce a trovare alcun varco. Nemmeno per farsi inquadrare nelle foto dell'arrivo:

Vince la sua prima tappa al Giro dopo 244 km, 2 fughe e 1 autorizzazione di squadra: "Mi hanno detto ok Matej, oggi sei libero, vai a vincere":

Dopo il triplice fischio,

è già tempo di voltare pagina. Perché il Giro sta entrando sempre più nel vivo, e tocca guardare avanti. Magari non con la seriosità con la quale Froome guarda il suo frequenzimetro,

e nemmeno con la minacciosità di quest'omone:

Meglio affrontare il futuro come fa lui,

oppure come fa Chaves. L'ex co-capitano della Mitchelton arriva al traguardo intabarrato in un giaccone nero, armatura del cavaliere vinto. La faccia gonfia, gli occhi pendono verso il basso ricacciati in su da un sorriso stanco. Esteban no està ben, dice che già sulla prima salita non aveva la fuerza

"Però la vita è così, e così è il Giro. Per questo è una corsa così bella". Una gara verso cui Chavito ha un amore "duro e crudo", verrebbe da dire antico, con radici profonde come quelle di un palio storico, capaci di trasformare il presente in un eterno medioevo, e di promettere già da domani un nuovo giro di giostra.

 

 

A cura di Filippo Cauz e Leonardo Piccione.

 

 

 

 

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