Zhupa del giorno - Porto Empedocle

Oggi (ieri per chi legge, ndB) è stata una tappa veramente incasinata. Un su e giù continuo. Abbiamo già 3500 metri di dislivello nelle gambe, e cominciano a farsi sentire. Il piano della squadra era chiaro: Jacopo (Mosca) in fuga, gli altri ad aiutare Kuba. Dovevamo giungere tranquilli all'arrivo, l'unica cosa che contava era che lui arrivasse insieme a noi, e ce l'abbiamo fatta. Ecco perché alla seconda accelerata del gruppo, a 30 km all'arrivo, ci siamo staccati in 5: dovevamo scortare il nostro velocista.

Alla partenza c'era già stato un po' di trambusto, ma non aveva a che fare con la corsa. C'era molta polizia, e non capivamo perché. Ho scoperto dopo che alcuni manifestanti ce l'avevano con il Giro perché era partito da Israele. La protesta non ci ha creato troppi problemi alla fine, era prima del km 0 e siamo partiti comunque, però io mi domando: cosa c'entriamo noi corridori con tutto questo? Noi facciamo solo il nostro dovere. Pedaliamo, anche in Israele se necessario, e anche se siamo costretti a fare un trasferimento in più.

Al di là di questo, oggi sulla strada c'era un pubblico indescrivibile. Definirlo caloroso sarebbe riduttivo. Una volta entrati in Caltagirone, tutti ci hanno applaudito. Anche noi, che eravamo gli ultimi. A nessuno è passato per la testa di offendere qualcuno: questa credo sia la differenza tra il ciclismo e gli altri sport. Qui al massimo i tifosi ti chiedono una borraccia. Io regalo sempre le mie prima di tagliare il traguardo, e anche oggi ho fatto così. Non so chi le abbia prese, spero qualche bambino. Purtroppo ne abbiamo solo due e non possiamo darle a tutti, spesso prenderne una è solo questione di fortuna.

Ah, oggi, sempre alla partenza, un prete ha voluto fare una foto con me. Aveva abiti comuni, e sulle prime non avevo capito fosse un prete, ma poi ho notato che aveva il collarino slacciato per via del caldo. Mi ha stretto la mano e mi ha detto che mi avrebbe portato fortuna nel prosieguo della corsa. Lo spero, anche se credo poco nella fortuna. Secondo me le cose bisogna guadagnarsele.

È vero, siamo cresciuti con l'idea che esiste un essere superiore che provvede a tutti, però girando il mondo mi sono sempre domandato come faccia Dio a guardare tutte le persone che ci sono sul pianeta. Io non credo in una vera religione, però penso esista qualcuno superiore a noi. Penso ad esempio che ognuno di noi abbia una specie di angelo custode. Anche io ho il mio, e dev'essere appassionato di ciclismo. Quando avevo 14 anni, durante una corsa a Palù di Giovo uscii fuori strada e feci un volo di sette metri nel vuoto. I medici mi dissero che non avrei più camminato, invece eccomi qua. Fu solo fortuna quella volta, come riuscire a prendere una borraccia durante il Giro, o invece intervenne il mio angelo custode?
Meglio dormire, va. Domani c'è un'altra tappa...

 

Eugert

 

("Zhupa del giorno" è il diario di Eugert Zhupa dal Giro 101, realizzato in collaborazione con Wilier Triestina - Selle Italia. Testo raccolto da Pietro Pisaneschi).

 

 

 

 

 

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