Zhupa del giorno - Porto Empedocle (2)

Mi chiedono cosa significhi andare in fuga. Vorrei dire che andare in fuga equivale a liberarsi dalle catene, ma a pensarci bene non è proprio così: alla fine c'è comunque il gruppo che ti controlla. Quello che posso dire con certezza è che, qualsiasi cosa significhi, per andare in fuga devi volerlo veramente, altrimenti è meglio che resti in gruppo. Oggi per esempio eravamo solo in quattro davanti, con il vento contro sempre in faccia. Ho fatto una fatica assurda. Anche se il gruppo ci ha lasciato andare dopo pochi metri, sapevo che sarebbe stato quasi impossibile arrivare. A 15 km all'arrivo, poi, invece di rimanere tutti uniti e collaborare, uno dei due Trek ha iniziato a scattare. Ho chiuso su di lui, ma subito dopo è scattato Vendrame dell'Androni, allora mi sono detto che sarebbe stato inutile continuare. La sola possibilità che avevamo per salvarci era collaborare fino alla fine, ma così non è stato.

Passando a cose più serie, spero che invece riesca a salvarsi il motociclista che è stato investito ad Agrigento. Mi colpiscono sempre molto queste vicende, forse perché noi stessi facciamo uno sport rischioso. Ci sono dei momenti nei quali andiamo veramente forte. Prendete la discesa: ti basta un niente per cadere. Il ciclismo ti insegna a dare valore alla vita, la tua e quella degli altri. Per questo credo che dovremmo vivere più rilassati, più serenamente. Le persone oggi vanno troppo di fretta, sono ansiose. Sembra che non abbiano mai tempo per nulla, eppure a me sembra ce ne abbiano di tempo da buttare, basta vedere quanto tempo trascorrono con il telefono in mano.

Alt, non voglio essere ipocrita. Io sono il primo a vivere costantemente in questa realtà virtuale che ci siamo creati, anzi forse questa riflessione nasce proprio da qui. Finita la tappa, concluso il mio lavoro, il tempo che ho a disposizione è tanto, ed ecco che cedo alla tentazione. Ma non va bene. È come se senza telefoni fossimo senza amici, o se il rispetto si basasse sul numero di visualizzazioni ottenute. Anche in questo Giro vedo un mare di gente con lo smartphone in mano. Io credo che queste persone si perdano il valore dell'attimo. Ci sono piccole cose che nessuno si gode più appieno. Concerti, matrimoni, passaggio del Giro d'Italia: i nostri ricordi di tutto questo stanno dentro un telefono.

A proposito di ricordi. Quelli che mi rimarranno domani (oggi per chi legge)  dopo l'Etna, beh, spero di dimenticarli in fretta. Sarà un inferno. Il nostro compito sarà semplice e allo stesso tempo arduo: rimanere accanto a Kuba e giungere all'arrivo tutti assieme. Ai telefoni, ai social, a chiamare i parenti ci penseremo sul traghetto per la Calabria, quando avremo recuperato un po' di forze e, soprattutto, il sorriso.Perché, dobbiamo ricordarcelo sempre, noi qui stiamo vivendo il nostro sogno.

 

 

Eugert

 

("Zhupa del giorno" è il diario di Eugert Zhupa dal Giro 101, realizzato in collaborazione con Wilier Triestina - Selle Italia. Testo raccolto da Pietro Pisaneschi).

 

 

 

 

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