Zhupa del giorno - Città Sant'Angelo

Si riparte, siamo quasi a metà Giro. Oggi staremo in sella per più di 240 chilometri: per fortuna ieri ho sfruttato il giorno di riposo per ricaricare le pile. Non sono al 100%, comunque. L’acqua, il freddo e il vento degli ultimi giorni mi hanno causato un po’ di raffreddore. Per questo ieri ho preferito rimanere in hotel in compagnia di Netflix. Per un giorno la bici poteva attendere.

Nelle pause tra una puntata e l’altra di Daredevil ho ripensato alla tappa di domenica. È stata la mia prima scalata del Gran Sasso, non pensavo fosse così lunga. Noi non avevamo velleità di vittoria, per questo siamo saliti tranquilli.
Nonostante l’arrivo fosse a oltre 2000 metri, non abbiamo avuto grandi difficoltà respiratorie. Faceva freddo, quello sì. Però questo è il Giro, per arrivare in fondo bisogna passare tutti i climi e le condizioni meteo possibili.

C’è una differenza sostanziale tra chi lotta per vincere la tappa e chi per finirla. I primi lottano tra di loro, i secondi lottano contro sé stessi. Nella tappa di domenica io rientravo in quest’ultima categoria. Il mio obiettivo era arrivare entro il tempo massimo, portare la bicicletta oltre la riga bianca in cima. Quando pedali nel “gruppetto” degli staccati il rischio è quello di mollare di testa, non tanto di gambe, e c’è un unico modo per far sì che ciò non avvenga: stringere i denti e pedalare.

Infatti non tutti sono arrivati fino al Gran Sasso. Il Giro di quest’anno è veramente duro, soprattutto per i velocisti, e purtroppo il nostro si è ritirato domenica strada facendo. Sono convinto che Kuba abbia dato tutto se stesso. Era già qualche giorno che soffriva cercando di tenere in salita: capisco che in una tappa così abbia preferito fermarsi. È ancora giovane, imparerà a stringere di più i denti in futuro. Per adesso ha altre qualità.

Dopo l’arrivo abbiamo preso la funivia per tornare ai bus. Al posto degli sci avevamo con noi la bicicletta. Ci abbiamo messo sette minuti in tutto! Cioè: ci si mettono appena sette minuti per salire fino a 2135 metri, invece a noi è servita una giornata intera sopra una bici. Mentre scendevo a valle e vedevo la vetta tornare piccola e irraggiungibile come al mattino, pensavo a quanto sia semplice in certi casi giungere in cima alle montagne, e a quanto siamo folli noi a volerci arrivare a tutti i costi pedalando.

Folli o meno è tempo di ripartire. So già che oggi farò fatica già in partenza, ma non importa. Bisogna portare la bicicletta oltre un’altra riga bianca, da qualche parte lontano da qui.

 

Eugert

 

("Zhupa del giorno" è il diario di Eugert Zhupa dal Giro 101, realizzato in collaborazione con Wilier Triestina - Selle Italia. Testo raccolto da Pietro Pisaneschi).

 

 

 

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