[Freccia Vallone 2018] L'attitudine alla sfida

Nel ciclismo di Cesare Benedetti andare all'attacco significa non avere nulla da perdere. La sua carriera è una somma di scelte che non hanno "niente in comune con l'attitudine alla sfida", come direbbero gli Yo Yo Mundi, che cantavano così del protagonista della loro Freccia Vallona, canzone del 1994 ispirata in parte dai successi degli italiani in quegli anni, in parte dalla musicalità del nome della corsa belga. Il fuggitivo immaginato della band si ritrovava, in un giorno di gloria insperata, a esultare come vincitore. A riascoltarla oggi, in una Freccia irraggiata dalla primavera, parrebbe quasi la storia di Benedetti: zero vittorie e un equatore di chilometri in fuga nelle sue otto stagioni tra i professionisti, gli ultimi 190 proprio oggi, dalla periferia di Seraing (partenza) ai piedi del Muro di Huy (arrivo).

Nelle variopinte girandole di umanità che sono le fughe, oggi a Benedetti è toccata prima una combriccola di ardimentosi, per lo più francesi; poi una compagnia più titolata. A poco meno di 60 chilometri dall’arrivo è stato Nibali a incaricarsi una volta di più di verificare se ci fossero le condizioni per cambiare l’esito di una corsa che pareva scontata, e il suo mandato esplorativo ha intercettato importanti convergenze. Nibali, Kangert, Haig, Roux e Schachmann sono riusciti nell’intento di lasciare Valverde in compagnia del solo Landa, e di dimostrare una volta di più che per rendere godibile una corsa la volontà conta sempre più dei percorsi.

Tuttavia sul Muro di Huy non si ascoltano gli Yo Yo Mundi. Questo non è terreno da fuggitivi, e in gruppo lo sanno un po' tutti - a partire da Benedetti. Dopo aver resistito per tutto il giorno a plurimi cambi di compagnia e programmi dev'essergli sembrato strano ritrovarsi da solo tra fuga e gruppo, così una volta ripreso ha pensato di rimettersi a tirare, stavolta per i suoi compagni. Niente in comune con l’attitudine alla sfida, si diceva, di sicuro un talento naturale per il vento in faccia.

Da quattro anni a questa parte sul muro di Huy si canta Lady Gaga: "Just let me go, Alejandro", intona il gruppo verso l'impietoso Valverde. Huy è la sua sala da pranzo, un banchetto domenicale servito ogni anno di mercoledì. Ed era pronto a gustarlo anche oggi, per quanto gli illusi in fuga avessero reso la preparazione più faticosa del solito. Ma negli ultimissimi metri, quando la freccia smette di puntare in alto e si adagia dritta verso la linea bianca, a Valverde sono mancate le gambe, la sua rimonta è rimasta un ritornello appena accennato. Julian Alaphilippe, che prima di dedicarsi alla bici suonava la batteria nel complessino di suo padre, ha cominciato a suonare con anticipo, poi a 300 metri dal traguardo si è girato verso il murciano e gli ha comunicato con sguardo di sfida la melodia di giornata. Non più una richiesta di libertà, ma le parole decise di Gainsbourg: "Je suis venu te dire que je m'en vais". Sono venuto a dirti che me ne vado.

 

 

 

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