Giallo di Buja – Chissà che la ruota non giri

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Giornata molto veloce oggi. In bici, almeno.

Perché poi è drasticamente rallentata nel trasferimento dall'arrivo all'hotel: c'era una confusione pazzesca, un'attesa infinita prima che le ammiraglie potessero ripartire, tutte giù per questa strada tecnica in pieno Massiccio Centrale. Diciamo che ancora una volta gli amici dell'organizzazione non hanno mostrato una gran cura nel preparare un piano di evacuazione decente... 

Siamo arrivati in hotel che erano quasi le otto. Allora è cominciata la routine di ogni giorno, che prevede massaggi, occhiatina veloce dall'osteopata e telefonata a casa. Videochiamata anzi. 

Andrea, che compirà due anni a novembre, ormai riconosce subito la suoneria della videochiamata. È molto contento di vedermi, molto meno contento di mandarmi un bacio. Diciamo che a volte fa un po' il difficile quando glielo chiedo.

Però è sempre allegro, ed è questo quello che conta. L'altro ieri ha preteso che Anna prima di parlarmi al telefono si infilasse uno dei caschetti che ho lasciato in giro per casa...

Infine verso le nove e mezza mi sono seduto a tavola, per ultimo. Abbiamo chiacchierato un attimo della tappa di oggi, che ci ha visti protagonisti dall'inizio. Io ero pronto a entrare in fuga, poi ci ha pensato Greg (Van Avermaet), e di conseguenza siamo passati alla difesa.

Abbiamo fatto un po' di chilometri a proteggerlo dai vari contrattacchi che cercavano di rientrare sul suo gruppo, davanti. Per fortuna è andata bene, e loro sono andati. Certo c'erano cavalli di razza in fuga, e si non poteva dar loro troppo vantaggio, però a un certo punto si è pensato che Greg potesse comunque fare il colpaccio. Tappa e maglia, come si dice.

Era giusto pensarci: lui era a 3 soli minuti dalla maglia gialla e la fuga è arrivata ad avere 7 minuti. Devo dire che l'idea di avere la maglia gialla in squadra mi piaceva. Non mi è mai capitato in carriera.

Sarebbe stato bello e anche un po' strano, visto quello che stiamo passando con la squadra. Una soddisfazione effimera, diciamo. E una soddisfazione soprattutto per Greg, più che per la CCC. Tra pochi mesi, come saprete, la nostra squadra al 90% sparirà. 

Ad ogni modo alla fine niente gloria, solo tanta fatica.

Nel finale c'era questa bella salita del Mont Aigoual. Io ho tenuto duro nella prima parte per "togliermi un po' di strada", poi a circa venti chilometri dall'arrivo ho preso il mio passo e mi sono staccato.

Me la son fatta quasi tutta da solo, a metà tra il grosso del gruppo davanti e i tanti gruppetti dietro. In questo modo mi sono potuto godere un po' di salita da solo.

Mi sono goduto la salita e anche gli incitamenti: oggi c'era molto più pubblico rispetto agli altri giorni. Molta più gente a guardarci. La maggior parte, devo dire, senza mascherina. Probabilmente tifosi francesi negazionisti...

Cioè, negazionisti non lo so, ma tifosi di sicuro. Quanto entusiasmo!

Quando sono staccato e vedo tutto questo tifo, e ricevo tutto quell'affetto, mi fa un po' strano, mi sento quasi in imbarazzo. Mi sembra di non meritare l'enfasi che ci mettono queste persone quando mi vedono arrivare, ogni volta. Mi viene quasi da dire guardate che quelli buoni erano davanti, erano loro a meritare gli applausi, noi qui invece arriviamo con calma, senza troppa fretta.

Ma va bene così, fa parte del gioco. Forse è il bello del gioco.

Domani si continua. Sembra faccia più caldo. Speriamo che le cose vadano meglio, chissà che la ruota non giri anche per me.

ADM

 

Foto in copertina: Chris Auld. Puntate precedenti:

02.09 - Il pelo sullo stomaco
01.09 - Sempre più tardi
30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

 

 

 

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