Giallo di Buja – Menare menare menare

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Tappa numero 14 andata. Un'altra giornata abbastanza pazza, però devo dire che rispetto agli ultimi giorni questa l'ho finita con un mezzo sorriso.

Oggi mi sono decisamente divertito di più. Ho riassaporato il piacere di stare davanti, nel vivo della corsa.

La giornata ruotava tutta attorno alla questione maglia verde, ovviamente: Sam Bennett contro Peter Sagan. Eravamo tutti in attesa di capire come sarebbe andata. Ci si aspettava una Bora pronta ad attaccare e una Deceuninck sulla difensiva, a cercare di rimanere aggrappati per salvarsi, ed è andata esattamente così.

Noi siamo rimasti lì sull'attenti, pronti a dare un po' di manforte ai Bora, dato che avevamo un obiettivo comune: staccare i velocisti più forti per poi provare a giocarci le nostre carte con Trentin e con Greg van Avermaet.

Dopo circa 45 chilometri, sulla salita di seconda categoria, è iniziata la vera e propria rumba, come ai vecchi tempi. La Bora ha menato per tutta la salita in modo pazzesco, e ha messo in difficoltà tanti dietro. Probabilmente un po' anche noi.

Però l'obiettivo di staccare Bennett è stato raggiunto. Poi, quando c'era da insistere per fare davvero il buco, siamo entrati in gioco anche io e Miki Schär, che ci siamo messi davanti a dare i cambi.

Oggi sono più contento degli ultimi giorni per questo motivo: mi mancava la sensazione che provi quando sei davanti a legnare sui pedali. È uno sforzo assurdo, ma una volta che ci sei dentro, cazzo, è bellissimo. 

L'obiettivo diventa rimanere il più possibile in quell'onda lì. Star davanti e menare, menare, menare.

Quando sei lì a girare, a fare la doppia fila e dare le tirate, ogni rilancio ti può sembrare l'ultimo, perché senti di essere al lumicino. Ma poi vai dietro, rifiati e sei pronto per un'altra tirata.

Insisti. Ancora una. E avanti così, fino a quando non scoppi, letteralmente.

Questa è la cosa più bella di giornate così. Ti porta vicino ai tuoi limiti, ed è in questo modo che si riesce a migliorare e a diventare un po' più forti, sia mentalmente che fisicamente. Devi essere pronto a pagare un prezzo alto in termini di dolore, però poi la ricompensa è super: senti che la tua fatica ha un senso. Oggi per un tuo compagno, un'altra volta per te.

Dopo che siamo riusciti a distanziare definitivamente Bennett, la corsa è cambiata un po' e siamo passati all'obiettivo finale, cioè la vittoria di tappa. Lì le cose non sono andate alla grande, nonostante stiamo davvero dando tutti il massimo. C'è gente decisamente più forte in questo momento.

Anche oggi abbiamo avuto la conferma che il livello è davvero alto, il più alto che mi sia mai capitato di vedere. Con una stagione così concentrata, sono arrivati tutti al top. I ragazzi della Sunweb poi hanno letteralmente la dinamite nelle gambe. Quando ci sono questi finali scoppiettanti, fanno quello che vogliono.

Al di là del risultato, penso che oggi abbiamo dimostrato di essere ancora lì, di volerci muovere come una squadra. Ecco un'altra cosa che mi mancava: sapere che stai lavorando per un obiettivo comune. Questo consente di fare la differenza più di tutto, di andare anche oltre i limiti che ti sei posto.

Chissà che non si combini qualcosa da qui alla fine, non si sa mai. Ci sono ancora tante occasioni e noi siamo pronti a insistere.

La tappa è stata tirata, quindi. Siamo andati fortissimo. Alla fine siamo arrivati in una Lione piena zeppa di gente, forse anche un po' più indisciplinata del solito. Tanti erano oltre le barriere, anche senza mascherine. In certi punti sembrava quasi di essere sull'Alpe d'Huez.

Qui forse la gendarmeria avrebbe potuto essere più solerte... Negli ultimi 300 metri sembrava non ci fosse nessuno, ma sulle due salitelle prima dell'arrivo la situazione era un po' troppo affollata.

Infine, un paio di dialoghi simpatici anche oggi. Il primo verso 40 chilometri dalla fine, quando mi sono trovato di fianco il buon Peter (Sagan) che mi fa: «Beh, dai, almeno è passata veloce.». Lo diceva lui, dopo aver fatto menare tutta la squadra!

La perla della giornata però è stata quella di Roglič. A un certo punto ci troviamo fianco a fianco e mi fa: «Male di gambe oggi, male di gambe». Al che io lo guardo e gli dico: «Mah, mi sa che tu non hai il mal di gambe che ho io». E lui, seriamente: «No, no, davvero. Male di gambe».

Io non ci credo proprio, caro Primož, che tu abbia il mio stesso mal di gambe.

 

ADM

 

Foto in copertina: Getty Images. 

Puntate precedenti:

11.09 - Una gamba su e una gamba giù
10.09 - Il campanile
08.09 - Service!
07.09 - Giornate da Snickers
06.09 - Un principio elementare
04.09 - L'appuntamento
03.09 - Chissà che la ruota non giri
02.09 - Il pelo sullo stomaco
01.09 - Sempre più tardi
30.08 - Troppi VIP
29.08 - Come birilli
28.08 - La (ri)partenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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