Habemus Girum. Il pio percorso del 101° Giro d'Italia

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    Scalatore da bancone, pistard da divano. Ama il rumore, i bratwurst, dormire e leggere seduto sul water. Ha visto il volto di Dio in tre occasioni: una volta era Joey Baron, le altre due Laurent Jalabert.

I ciclisti conoscono bene l'importanza delle divinità. Scalano montagne che portano nomi di santi e madonne, e condiscono sovente le ascese con invocazioni più o meno apocrife di un ampio parco di divinità. Le stesse a cui dedicano le proprie anime quando si gettano in discesa o in volata, a cui innalzano lodi e preghiere ogniqualvolta si trovano ad assaggiare il bacio dell'asfalto.

Gli organizzatori di corse ciclistiche svolgono invece un mestiere molto più laico, dialogano con politici, sponsor e geometri, mantenendosi sempre su un livello estremamente terreno. Capita alle volte però che gli organizzatori debbano compiere miracoli, sono quei casi in cui si dice che non sanno più a che santo votarsi.

Mauro Vegni, che il Giro d'Italia lo disegna con precisione religiosa da ormai diversi anni, da tempo cercava di interpretare i segnali divini per individuare il santo in grado di portare Chris Froome al via della Corsa Rosa. Spazientito dall'estenuante ricerca, negli scorsi mesi ha avuto un'idea improvvisa: invocarli tutti.

Il Giro 2018 partirà così da Gerusalemme, città-santa per un gran numero di religioni, e si concluderà a uno sputo dal Vaticano, laddove i santi sono proclamati ogni anno. Di mezzo risalirà la penisola secondo il percorso che abbiamo imparato a conoscere dopo il vernissage di mercoledì scorso. Una presentazione che ha elencato minuziosamente ogni tappa, ma ha dimenticato di spiegarne le particolarità.

Perchè si sa che i Santi il miracolo non lo fanno gratis, esigono sempre qualcosa in cambio.

Ecco dunque il pio, ardito, fedele e timorato percorso del Giro 2018. Più che una corsa ciclistica un ex-voto, in cui ogni tappa non è più dedicata a qualche campione del passato, ma guarda più in alto. Molto più in alto.

 

***

1ª tappa: Gerusalemme Ovest. Tappa Maometto.
Gerusalemme è città-santa per almeno tre religioni, quindi c'è solo l'imbarazzo della scelta. A spuntarla è stato il più celebre tra i profeti, che vi giunse al termine di un misterioso volo notturno e da qui ascese al cielo. In omaggio allo storico viaggio, la cronometro di apertura non si disputerà in bicicletta ma su tappeti volanti. L'ascesa al cielo non si capisce se sarà sul percorso di tappa, ma in ogni caso non assegnerà punti per il GPM.

2ª tappa: Haifa – Tel Aviv. Tappa Ezechiele.
Poco più di un secolo fa, Tel Aviv nemmeno esisteva. Un gruppo di abitanti di Giaffa decise di fondare una nuova città e le diede nome Tel Aviv ("collina della primavera") pescando - guarda un po' - da un passaggio biblico. A coniare il termine fu il profeta Ezechiele, un personaggio del VII secolo a.C. che amava presentarsi come guida del popolo e bacchettare i peccatori. In suo omaggio, la classifica di tappa non sarà stilata sulla base dell'ordine d'arrivo ma dal numero di tweet inviati dai corridori per lanciare accuse e anatemi verso gli avversari. Il vincitore sarà insignito di un rotolo delle profezie. Rosa.

3ª tappa: Be'er Sheva – Eilat. Tappa Mosè.
Secondo la Bibbia, Eilat fu una tappa di transizione in una delle prime discipline multi-sportive della storia: l'esodo. Per l'occasione RCS si è votata direttamente al suo promotore, Mosè. In omaggio al rabbino per antonomasia la tappa prevederà rifornimenti tramite manna dal cielo e acqua che sgorga dalle rocce, un guado del Mar Rosso e un finale innovativo. I capitani di ogni squadra infatti saranno fermati all'ultimo chilometro, e potranno vedere il traguardo soltanto all'orizzonte.
 

4ª tappa: Catania – Caltagirone. Tappa Sant'Agata.
La ripartenza da Catania non poteva che essere votata a Sant'Agata. Ispirandosi ad una processione che richiama curiosi e partecipanti da tutto il mondo, ogni squadra attraverserà il centro cittadino trasportando le ammiraglie sulle spalle come avviene ogni febbraio con le candelore. Il trasporto avverrà con la classica andatura caracollante 'a 'nnacata - il che farà di questa una tappa ideale per Froome e Aru.

5ª tappa: Agrigento – Santa Ninfa. Tappa Esculapio.
Il passaggio dalla Valle dei Templi permetterà anche ai fedeli di religioni più arcaiche di trovare la propria protezione lungo la Corsa Rosa. Protezione che sarà gradita soprattutto alle vittime delle immancabili cadute delle prime tappe. Al passaggio dal tempio di Asclepio il gruppo si fermerà per concedere il tempo del pellegrinaggio ai malati in cerca di guarigione, come avviene da circa 2500 anni, perché il Giro ama le proprie tradizioni.

6ª tappa: Caltanissetta – Monte Etna. Tappa Efesto.
Per portare il Giro nei pressi della sua fucina, Efesto, dio del fuoco, della metallurgia e dei vulcani, ha intavolato una lunga trattativa con Vegni, temendo che la Corsa Rosa potesse disturbare il suo lavoro incessante. L'accordo prevede che ogni corridori salga sull'Etna portando con se' un manufatto del dio greco: tra l'armatura di Achille, il bastone di Agamennone, l'arco di Apollo e i gioielli di di Teti ed Eurinome, il più preoccupato sarà chi pescherà il vaso di Pandora, dovrà stare attento a non aprirlo...

7ª tappa: Pizzo – Praia a Mare. Tappa San Fantino il Vecchio.
Nonostante si sia distinto soprattutto nell'area reggina, questo misconosciuto santo calabrese è entrato nella settima tappa su indicazione del più potente Mosè, che lo prese sotto la propria ala protettiva dopo che nel IV secolo d.C. lo vide aprire le acque del Metaurus per attraversarlo in fuga. In onore a San Fantino, questa tappa si disputerà interamente a cavallo. Aru già gongola.

8ª tappa: Praia a Mare – Montevergine di Mercogliano. Tappa San Guglielmo da Vercelli.
L'eremita Guglielmo da Vercelli fondò qui il proprio santuario, esattamente nel luogo dove compì il suo miracolo addomesticando sull'istante un lupo feroce. Oggi il Giro lo raggiunge, e in omaggio al padrone di casa in coda al gruppo sarà sguinzagliato un branco di lupi selvaggi. Vince chi li saprà addomesticare meglio senza ricorrere alla voce flautata di Beppe Conti per addormentarli.

9ª tappa: Pescosannita – Campo Imperatore. Tappa Ermes.
Il gigante Ermes, ferito in battaglia, fu accompagnato dalla madre Maja sino nei boschi d'Abruzzo alla ricerca di erbe mediche. Il tentativo fallì, e il gigante cadde morto trasformandosi nel Gran Sasso. Da allora il Giro è tornato qui raramente, temendo le reazioni del vecchio gigante, ma per il 2018 Vegni ha trovato la soluzione. L'intera carovana salirà a Campo Imperatore suonando le due più grandi invenzioni che Ermes ha lasciato all'umanità: la lira e il flauto di Pan. Non sarà forse un bel vedere, ma ancora peggio sarà da sentire.

 

10ª tappa: Penne – Gualdo Tadino. Tappa San Facondino.
L'Umbria è terra di eremiti, di giostre medievali, di scontri tra vescovi. Far convivere le tre cose non è certo facile, ma San Facondino di Tadino ci riuscì per lunghi anni grazie ad interminabili veglie notturne, precursore del concetto di stakanovismo che sottende al programma di allenamenti di Chris Froome. A lui Gualdo Tadino dedica ogni agosto la processione più lunga d'Europa, che vaga tra i luoghi degli eremiti, e di conseguenza anche la tappa più lunga del Giro, che in suo onore si disputerà in piena notte. Partenza fissata alle 23.

11ª tappa: Assisi – Osimo. Tappa San Francesco.
Inevitabile accordo sulle strade di Assisi, col beneplacito di papa Francesco, questa frazione si svolgerà all'insegna della povertà e della letizia. I corridori si fermeranno lungo il percorso ogniqualvolta si presenterà l'occasione di donare borracce, barrette e gel energetici ai poveri. Inoltre i ciclisti correranno scalzi e senza guanti, tanto che al traguardo potranno esibire evidenti stimmate. In nome della concordia e della pace nel mondo, saranno tutti classificati con lo stesso tempo: non ci sarà dunque una premiazione ma soltanto un canto corale guidato da Dino Zandegù.

12ª tappa: Osimo – Imola. Tappa Gesù Cristo.
Questa frazione si correrà di giovedì, ma sarà interamente ispirata al venerdì santo, ovvero alla Processione del Cristo Morto che attraversa il centro di Osimo immutata da tre secoli. La tappa, soprannominata "tre ore di agonia", sarà accompagnata dal suono delle battistangole, che scandiranno il passo meglio di Vasil' Kiryenka, mentre i corridori avanzeranno indossando i tradizionali sacconi neri con cappuccio a punta. Per i telecronisti meno abili a riconoscere i ciclisti, sarà una giornata di sollievo.

13ª tappa: Ferrara – Nervesa della Battaglia. Tappa Marte.
Non può mancare ormai da qualche anno al Giro d'Italia una tappa che renda omaggio alle guerre. Per l'occasione però Vegni ha puntato ancora più in alto, dedicandola direttamente a Marte, dio della guerra. Durante questa tappa la giuria osserverà un giorno di riposo, dunque varrà tutto: scudi, mazze chiodate, esecuzione di animali come vittime sacrificali, pugni e testate. E pare che Nacer Bouhanni si sia rimesso sul mercato.

14ª tappa: San Vito al Tagliamento – Monte Zoncolan. Tappa Satana.
La definizione dello Zoncolan come "porta dell'Inferno" è sempre sembrata una campagna pubblicitaria, ma in RCS l'hanno presa dannatamente sul serio, tanto da rivolgersi direttamente all'Eterno, a Lucifero, Beelzebub, Ataroth, Azazel... al Dio delle Tenebre. Al via di questa frazione tutti i partecipanti si faranno un segno della croce rovesciato, mentre le borracce saranno riempite esclusivamente di vino rosso. A prescindere dall'ordine d'arrivo, la vittoria di tappa sarà assegnata al numero 23. Per la cerimonia di premiazione sono stati invitati i Mayhem.

15ª tappa: Tolmezzo – Sappada. Tappa Giuda.
Santo o meno, il padrino della frazione di Sappada non può che essere l'antesignano del tradimento: Giuda Iscariota. Una storia di tradimenti più o meno reali e conclamati che ha raggiunto il suo apice tra Stephen Roche e Roberto Visentini. A trent'anni esatti da quella vicenda, il Giro renderà omaggio a tutti i tradimenti raddoppiando il premio per il vincitore di tappa, l'organizzazione ha messo in palio un bonus di trenta denari.

 

16ª tappa: Trento – Rovereto. Tappa Chronos.
Il dio del tempo ha da sempre una certa predilezione per lo sport della bicicletta, per tutti gli sport solitari in cui gli uomini persistono nella folle idea di sfidarlo. Uomini che a questo Giro non mancheranno di celebrarlo: tra Trento e Rovereto si svolgeranno dei Saturnali scanditi da grandi clessidre, durante i quali i gregari saranno liberi dagli ordini di squadra, i corridori potranno banchettare, i meccanici si abbandoneranno a riti orgiastici. Al cadere dell'ultimo granello di sabbia, l'ultimo a rivestirsi sarà coperto con la maglia rosa.

17ª tappa: Riva del Garda – Iseo. Tappa Amimitl.
Se la tappa dei due laghi si svolgerà senza intoppi di alcun tipo, bisognerà ringraziare una figura molto lontana ma altrettanto potente. Amimitl, divinità azteca dei laghi e dei pescatori, ha dato il suo benestare a Mauro Vegni, ma in cambio ha chiesto forze fresche. Nessun sacrificio umano, per carità, ma la frazione si aprirà e chiuderà con una gara di pesca di carpioni, alborelle, agoni e cavedani. Al termine saranno grigliati mentre il gruppo eseguirà in cerchio danze rituali. In bici.

18ª tappa: Abbiategrasso – Prato Nevoso. Tappa Madonna della Neve.
Quando il patrizio Giovanni e papa Liberio furono visitati in sogno dalla Madonna, che gli chiese di edificare una chiesa laddove il giorno dopo sarebbe caduta la prima neve, furono presi per pazzi: era pieno agosto. Sulle strade del Giro la neve si è invece già vista anche a maggio, e quando non c'è si può andarla a cercare. Questa frazione si concluderà nel luogo dove sarà avvistata la prima neve, a prescindere dal chilometraggio. Steven Kruijswijk ha in mente di puntare tutto sul Tour.

19ª tappa: Venaria Reale – Bardonecchia. Tappa Santi Pietro, Giovanni e Giacomo.
Vegni ha lasciato cadere la frase innocentemente durante la presentazione: "la tappa non si conclude a Bardonecchia, ma arriva in cima". In tanti avranno pensato allo Jafferau, ma il Giro si spingerà più su, con il traguardo in cima all'adiacente Monte Thabor. Dopo l'ascesa in cordata, bici in spalla, sino ai 3178 metri della vetta, i corridori scenderanno come i tre apostoli dall'omonimo monte palestinese "con una vita trasfigurata, una vita nuova".

20ª tappa: Susa – Cervinia. Tappa San Pantaleone.
Dopo tante luccicanti divinità, il giudice finale del Giro 2017 sarà l'umile San Pantaleone, che al penultimo giorno di corsa sarà sovente invocato dai ciclisti per i suoi poteri contro le infermità da consunzione. Ad officiare il rito verso il Santo ci penseranno i commissari anti-doping, dopo l'ascesa al Saint Pantaléon. Solo chi saprà fare il miracolo inverso della solidificazione del proprio sangue sarà ammesso alla tappa conclusiva, naturalmente non sono ammessi ritocchi farmacologici.

21ª tappa: Roma – Roma. Tappa Santa Rosa.
Dopo cotanta processione, il Giro non può che concludersi all'ombra del cupolone, con il solo Tevere a dividerlo dal Vaticano, al quale è unito dalla madrina della corsa: Santa Rosa, protettrice dei ciclisti di maggio. Per l'occasione la "Macchina di Santa Rosa", il baldacchino al quale è inequivocabilmente ispirato il Trofeo Senza Fine, sarà trasportato dalla vicina Viterbo sulle spalle dei primi 100 corridori in classifica. L'ultimo a resistere sotto i 50 quintali sarà interrogato, proprio come la santa laziale, riguardo alla prossima morte dell'imperatore. In quel momento Chris Froome potrebbe apparire un po' meno sereno del solito.

 

 

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