[Lombardia 2018] I segni della memoria

Franco Pellizotti si ricorda bene l'Alpe d'Huez del Tour 2018: con Nibali costretto al ritiro, dichiarò che una parte di lui avrebbe lasciato la corsa francese insieme al capitano, perché “i sacrifici si fanno più volentieri se puoi spingere qualcuno al successo”. E così anche oggi, sul Sormano, Pellizotti ha provato a sospingere per l'ultima volta Nibali verso il successo. Per dimenticare finalmente l'Alpe d'Huez, e salutare la bicicletta come si deve.

Da domani per Pellizotti comincia un'altra vita, ma oggi c'era ancora da tirare e ricucire. Su Roglič, in particolare, che ha allungato sul tratto più duro del muro provando a trasformarlo in un trampolino verso Como. Ma, come scriveva Bruno Raschi, il Sormano più che un trampolino “è una palestra, atta a provare in misura estrema il valore fisico e spirituale di un atleta”. Bisogna provarlo e riprovarlo; tentare, prima di poter riuscire. E invece Roglič, così come Bernal, alla palestra del grande ciclismo ci si è appena iscritto. Nibali e Pinot invece la frequentano da anni, ci hanno sudato dentro, ricordano la fatica richiesta dal miglioramento. Il ciclismo, del resto, più che una palestra è un museo: per vincere bisogna avere memoria, e portare addosso i segni che la formano.

Se Nibali porta ancora negli occhi (e nella decima vertebra toracica) il ricordo dell'Alpe d'Huez, Thibaut Pinot serba invece quello di una caduta in discesa di molti anni fa. Era un ragazzo, rimase per terra con entrambe le braccia fatturate. Da allora ogni volta che approccia una discesa il suo corpo si irrigidisce, come per un riflesso incondizionato. L’ha spesso descritta come una fobia, una paura simile a quella dei ragni o dei serpenti. Ha provato persino a guidare sul ghiaccio con una macchina da rally per superarla. Ha preso parte a sedute psicologiche specifiche, ma l'unica terapia che fino ad oggi aveva funzionato era stata prendersi cura degli animali nella fattoria che ha ereditato dai nonni.

Un anno fa scendendo da Civiglio Pinot vide sfumare la vittoria insieme alla sagoma rossa di Nibali. Così quest'anno, svoltando a sinistra per prendere la salita, ha solo un'idea in mente: restare da solo prima che la discesa cominci. Ci riesce, stacca Nibali. Poi comincia la discesa. Come sempre Pinot sente il suo corpo irrigidirsi, però questa volta corregge bene le sue traiettorie imperfette. Non esagera coi freni. Prende confidenza e aumenta il vantaggio, allontanando definitivamente Nibali e il senso di vuoto che aveva avvertito a Cervinia, cinque mesi fa, al Giro. O forse è proprio grazie al ricordo di Cervinia, di Civiglio, di quella discesa da ragazzo che Pinot ha potuto allungare la mano per salutare i tifosi festanti, all’ultimo km, mentre Nibali alle sue spalle rilanciava orgoglioso, primo dei battuti. Perché non è detto, come recitano le parole italiane tatuate sull'avambraccio di Thibaut, che “solo la vittoria è bella”. Non aver più paura di perdere è ancora più importante.  (FB-MP)

 

 

 

 

 

 

 

 

Categoria: