Qualcuno per cui correre: Egan Bernal

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Avete presente la storia dell'atleta di talento che pur di inseguire la propria passione è disposto a sfidare il solenne diniego della famiglia? Dimenticatela. Quando tre anni fa dissero a Egan Arley Bernal che era giunto il momento di prendere una decisione, di scegliere una volta per tutte tra studi e ciclismo, lui aveva scelto l'università. Si era iscritto a scienze della comunicazione, voleva fare il giornalista e se la cavava egregiamente. Tuttavia, dovendosi allenare ogni giorno al mattino presto, gli accadeva di arrivare a lezione in ritardo. "6-7 minuti appena", garantisce lui. "Ma una professoressa mi fece capire che non poteva continuare così".

Furono i genitori a suggerirgli di concedere una possibilità al ciclismo: "Un anno soltanto, vedi un po' cosa succede". Sua madre fa la casalinga, suo padre è uno dei guardiani della Cattedrale del Sale di Zipaquirá, 50 chilometri da Bogotá, una chiesa costruita all'interno di una miniera. Ospita ogni domenica più di 3000 visitatori, ed è tra loro che German Bernal passa gran parte delle sue giornate. Il tempo libero invece è con la bicicletta, sia pedalata che guardata. Ha spiegato al giovane Egan il fascino del Giro e del Tour, poi ha cominciato a portarlo con sé alle corse di mountain bike. Un amico iscrisse Egan a una gara per ragazzini, primo premio un anno di scuola di ciclismo gratis. Indovinate chi vinse.

Vedi un po' cosa succede, succede che nel 2014, non ancora 18enne, Bernal diventa vice-campione del mondo di mountain bike, categoria juniores. Come l'astro più brillante della nuova generazione di escarabajos - Gaviria, che viene dalla pista - comincia a pedalare su strada solo intorno ai vent'anni. Nel 2016 l'ha ingaggiato la Androni-Sidermec di Gianni Savio, ammaliato dai risultati di alcuni test atletici del colombiano. Tra le altre cose, Bernal raggiunge un valore di massimo consumo di ossigeno superiore a quello di Indurain: il suo fisico è perfetto per competere ai più alti livelli. Lui sostiene in ogni caso che i numeri sono una cosa che non guarda mai, gli interessa di più attaccare. La salita lo ispira, ma rispetta anche la cronometro: ne è appena diventato campione nazionale. Ha stima assoluta per Quintana, ma il suo riferimento per stile e iniziativa è Nibali.

Nel 2016, a 19 anni e all'esordio in Europa, è riuscito a rimanere nel gruppetto di Landa e Pozzovivo in una tappa del Giro del Trentino. L'anno scorso ha vinto il Tour de l'Avenir, e a fine stagione è passato alla Sky, che vorrebbe farne una macchina da grandi giri. Al Tour Down Under 2018, la prima corsa con la maglia della nuova squadra, ha chiuso 6° in classifica generale. Nelle sue prime interviste ufficiali, con la voce timida e la faccia da bambino, ripete di aver voglia di imparare e di fare le cose passo dopo passo: "Perché io non sono certo uno di quei corridori che vanno forte a 22 anni e poi spariscono a 27", promette sereno Egan Bernal.

 

 

 

 

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