[TdF2018 - e13] Chasse au Bonheur

Nell’ottobre del 1799 Henri Beyle lasciò finalmente Grenoble. La sua infanzia era stata un disastro: una madre morta di parto, un padre legato soltanto al denaro, un precettore che gli aveva insegnato che il sole girava intorno alla terra pur sapendo che non era vero, giustificandosi col fatto che Tolomeo almeno spiegava tutto, ed era approvato dalla Chiesa. Il ragazzo abbandonò la provincia “senza aver mai giocato a biglie”, e avrebbe per sempre ricordato i suoi anni nell’Isère come “un’abominevole indigestione”. Aveva il terrore di vivere una vita mediocre, per questo decise che avrebbe dedicato la sua esistenza all’arte di “andare tutte le mattine a caccia della felicità”. Henri ambientò la sua “chasse au bonheur” a Parigi, ma soprattutto in Italia. Si appassionò all’arte e alla letteratura, attività quest’ultima per la quale scelse lo pseudonimo con cui sarebbe diventato famoso in tutto il mondo: Stendhal.

Il Tour 2018 abbandona l’Isère dopo l’indigestione dell’Alpe d’Huez e si mette pure lui a caccia di felicità, o anche solo di pace, di un pomeriggio che lo riporti all’auspicabile dimensione delle cose normali. E la dimensione delle cose normali, com’è noto, è la semplicità: semplicità e piccolezza, scrisse Stendhal che tutta la felicità del mondo è racchiusa nei luoghi piccoli, in valli talmente modeste che un uomo che abiti a un estremo possa udire l’urlo di un altro che viva al suo opposto. La Bourg d’Oiseans – Valence è una delle valli in cui il Tour di tanto in tanto sosta per prender fiato, riempiendosi i polmoni dell’aria delle buone abitudini. Poche abitudini sono più buone degli attacchi da lontano di Thomas De Gent, questo è il 16° della stagione. De Gendt va in fuga perché non sa fare altro: gli sarebbe piaciuto fare l’astronauta e invece è un ciclista, uno di quelli che possono vincere solo in un modo, e lui è diventato molto bravo in quello che fa, la fuga – come la felicità – è un’arte che non si improvvisa: si coltiva. De Gendt è bravo e il gruppo non si fida, tiene lui e i suoi tre colleghi di giornata a portata di assalto, li riprende senza fatica tutti tranne uno, Schär, ecco un’altra buona abitudine dei giorni normali: l’ultimo a mollare, colui che ricordi insieme allo scrittore che è la solitudine la migliore amica dell’immaginazione.

Tuttavia, come avrebbe appreso Stendhal negli anni, la felicità non è che uno stato momentaneo, effimero per sua natura. Più che speculazione dello spirito, la sua ricerca è opera materiale, un’azione che richiede coraggio ed imprudenza. È un bacio rubato, insomma, o una volata vinta in rimonta.

La chasse au bonheur del Tour de France non è mai vana quando alla fine vince Sagan. Sagan sprinta con la risolutezza dei ragazzini che giocano a biglie; è un epicureo in bicicletta, gode quando ha contro tutti i velocisti e pure quando son rimasti solo Kristoff e Démare. Rispondendo al solito appello, Sagan alza la mano: Chi ha vinto un’altra tappa? Chi è felice oggi?
(LP)

 

 

 

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