[TdF2018 - e14] Resistere alle tentazioni

Gorka Izagirre si avvicina a Slagter con fare minaccioso e dito indice puntato. Ho già capito tutto, gli dice, tu devi essere un altro di quelli che pensano di essere dei dritti, una delle volpi che fanno cenno con la testa di esser stanche, di non poter più far la loro parte e poi, toh, alla fine te le ritrovi fresche come rose, e il più delle volte vincono loro. Ma a me non la si fa, caro Tom-Jelte, io questa fuga l’ho voluta e me la sono lavorata, adesso che il mio capitano è a casa posso dimostrare per davvero quanto valgo, hai visto che vantaggio abbiamo preso oggi? Questa fuga arriva di sicuro: siamo in tre e abbiamo 20 minuti sul gruppo, e uno su quelli che ci inseguono, se ci diamo una mano è fatta, non ci riprende più nessuno, invece tu vorresti farmi perdere tappa e pazienza, continua pure a dire che sei morto, io adesso faccio una cosa facile facile: ti saluto e me ne vado.

Izagirre allora accelera, si guadagna di forza qualche metro e due verità. Prima: Slagter era sincero quando scuoteva capo e spalle; non ne ha proprio più, l’olandese, neppure prova a stargli dietro. Seconda: mentre egli ammoniva il presunto bugiardo del terzetto, quell’altro, il belga, ha allungato in silenzio, è lì davanti. Izagirre apostrofa Slagter e Stuyven si allontana sempre più, si è messo in posizione di trebbiatura e non ha alcuna intenzione di voltarsi, né tantomeno di discutere. Non ha nessuna difficoltà, Stuyven, a resistere alla tentazione della baruffa, o se è per questo a molte altre tentazioni, per fare il ciclista occorre saper rinunciare a un mucchio di cose. Persino al cioccolato; persino se hai aperto tu stesso una fabbrica di cioccolato.

Chocolade Atelier Stuyven, periferia di Leuven. Gli Stuyven sono Jasper e suo zio, un ciclista appassionato di cioccolato e un cioccolatiere appassionato di ciclismo. Jasper produce cioccolato ma non può mangiarlo, se non in pochi casi: un uovo di Pasqua, ma solo dopo la Parigi-Roubaix; una stecca al latte, ma solo dopo le corse importanti; un quadratino di fondente 80%, cacao ugandese, ma con moderazione, il rischio di certe leccornie è che se ne mangi una poi non smetti più. Qualcuno dice sia così anche con le vittorie, se ti sblocchi diventa un’abitudine, e questo vorrebbe capire finalmente Stuyven, solo che vincere non gli riesce da due anni, è sempre nei pressi della torta ma gli sfugge la ciliegina.

Nei tre chilometri di salita sopra Mende, Omar Fraile gli riprende quasi due minuti. Fraile è stato un canottiere e si vede benissimo, sale con ritmo costante e pagaiata potente. Precede Alaphilippe e, di 18 minuti, i migliori. Tra di essi Roglič è sempre più convincente; Martin, sempre più iellato: foratura all’inizio della salita. «Eppure io mi ritengo una delle persone più fortunate del mondo», ribatte lui. «Faccio quello che amo, mi sento bene e sto per diventare padre. Una ruota a terra nel momento sbagliato è veramente una merda, ma fa niente. Continuerò a lottare.» (LP)

 

 

 

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