[TdF2018 - e15] Il ragazzo selvaggio

Un finestrino è abbassato sull’ammiraglia della Direct Énergie che approccia Lilian Calmejane. Mancano 130 km e lui è tutto solo all’attacco: abbandonati i compagni di fuga, sta per transitare in cima al Col de Sié. È una gran cosa provarci da così lontano, si penserà, e bisognerebbe sempre compiacersi della brama degli audaci. Tuttavia in certi casi il coraggioso degenera nello sconsiderato, e senza passare per la gloria. Non c’è alcun motivo per spendersi già ora, prova a spiegare il ds di Calmejane a Calmejane, lo so che qui ti senti a casa, che questi boschi sono i tuoi boschi e questi tifosi sono i tuoi tifosi, e che hai promesso a tutti che oggi avresti fatto la guerra. So anche che stanotte hai dormito poco, e lo capisco, però rifletti insieme a me un secondo: avresti la possibilità di vincere, se soltanto realizzassi che tra poco troverai pianura e vento contrario, e da solo scoppieresti; se corressi con un po’ di senno potresti fare una delle più belle figure della tua vita, dunque, sei sicuro di voler fare invece quella dello stolto?

Il ds di Calmejane si rivolge a Calmejane con la stessa circospezione dei cacciatori dell’Aveyron che nel 1800, proprio nei boschi del Col de Sié, scoprirono e catturarono un ragazzo selvaggio. Aveva 12 anni ed era vestito solo di brandelli di una camicia. Graffiava e mordeva chiunque gli si avvicinasse, non comprendeva il linguaggio umano e si nutriva di radici. Fu chiamato Victor, e gli scienziati che ne studiarono i comportamenti dedussero che doveva aver trascorso tutta l’infanzia nella foresta, senza contatti con la civiltà.

E non si va molto lontano senza conoscere le regole della civiltà, dice il ds di Calmejane a Calmejane, tantomeno si può vincere una corsa di biciclette, il ciclismo è un gioco di ruolo in cui devi capire chi sei e cosa vuoi, e come puoi ottenerlo, e come ci proveranno gli altri, e quando. Calmejane si fa convincere e rallenta. Non spreca inutilmente altre energie, difatti tre ore dopo si trova nel gruppetto degli otto che si giocano la tappa. Il suo problema è che insieme a lui e a Majka ci sono tre coppie di compagni di squadra, sicché quando Cort, Mollema e Jon Izagirre allungano, i tre rispettivi compagni smettono di collaborare, abbandonando Calmejane alla mercé del vento e di un inseguimento senza speranza. Vince Cort, a cui basta guardare i suoi avversari di tanto in tanto, fargli capire che è il più veloce con lo sguardo, forse li ipnotizza: inizia la volata in testa e la finisce in testa.

Calmejane arriva 7°. Se la prende con tutto e con tutti, piange a dirotto, recrimina sulla sconfitta. Chissà se un giorno qualcuno girerà un film su di lui, come fece Truffaut col giovane Victor. Nonostante i tentativi di rieducazione, il protagonista de “Il ragazzo selvaggio” rimane solitario e scontroso. Solo la luna alta nel cielo sembra calmare la sua voglia di libertà, e niente gli dà più sollievo che osservare la foresta aprirsi davanti a sé.
(LP)

 

 

 

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