[TdF2018 - e16] Cerbiatto con uccelli

“Julian Alaphilippe is chasing you”. Se Adam Yates avesse potuto scegliere le parole da udire in radio all’inizio della discesa dal Col du Portillon avrebbe girato alla larga da queste cinque, c’è da starne certi. “You opened a big gap”, ecco, queste sarebbero suonate decisamente meglio. Oppure “They are not catching you”, che perfezione queste altre, sempre cinque ma tutt’un altro spirito, e spirito e parole sono importanti quando devi iniziare una discesa, la discesa è la resa dei conti tra ciclista e bicicletta, l’arena in cui il primo cerca di governare la seconda ma la seconda rivendica testarda la propria autonomia. È un animale riottoso, la bici in discesa: si fa ammansire solamente da alcuni, i pochi eletti per cui è disposta a farsi purosangue galoppante. In tutti gli altri casi essa è niente più che un ronzino, uno che percepisce ogni incertezza del proprio padrone, trasforma tutti i suoi timori in calci.

Adam Yates avrebbe pescato a piene mani da tutti i vocabolari del mondo, dunque, avrebbe desiderato con tutto se stesso captare altre cinque parole, e invece la sua radio urla proprio così, “Julian Alaphilippe is chasing you”, e Yates capisce subito che non è una gran notizia. Perché Alaphilippe ha una connessione speciale con le biciclette: prima di ammaestrarle le ha riparate, a 16 anni ha lasciato la scuola e si è messo a fare il meccanico, i banchi lo stressavano ma pignoni e catene no, e per questo promette che non lancerà mai per aria la sua bici, nemmeno se lei dovesse tradirlo, un giorno, quando non è il caso. Alaphilippe sa troppo bene quanta cura serva per farsi benvolere da una bicicletta, e non ha alcuna intenzione di inimicarsi la sua proprio adesso, ora che finalmente ha imparato a non sprecare forze inutilmente, dicono i suoi compagni di squadra che Julian in certe cose non è cambiato - continua a fare le boccacce e le acrobazie, certo, e a pedalare con una gamba sola durante gli allenamenti – però adesso sbaglia sempre meno, e sarà un bel problema per i suoi avversari. Alaphilippe è iperattivo ma finalmente ha capito come incanalare la propria energia: sintetizza così Philippe Gilbert, ed è sempre saggio dar credito a chi dopo un orrendo capitombolo nel sottobosco termini una corsa come nulla fosse (e invece qualcosa era: ritirato dopo gli accertamenti).

Quelle cinque parole udite in radio innervosiscono Yates: a 6 chilometri da Bagnères-de-Luchon, scivola. Alaphilippe lo sorpassa e vola via, chissà cosa sussurra alla sua bici per farla filare così spedita, 93 all’ora e nemmeno un’incertezza. La bici di Alaphilippe diventa un propulsore, uno degli attrezzi utilizzati in epoca preistorica per aumentare la gittata di una freccia. Nella grotta del Mas d’Azil, non lontano dall’arrivo, ne è stato ritrovato uno antichissimo: risalente a 13000 anni fa, ha la forma di un cerbiatto che si volta sulla destra e scorge dietro di sé un paio di uccelli, staccati. Non rientreranno più.
(LP)

 

 

 

 

Categoria: