Tourbillon: Dicesi nibaliano

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

"Tourbillon" è una serie di pensieri sparsi, liberamente ispirati al 106° Tour de France. Di Leonardo Piccione.

 

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Sollevàti gli occhi dallo schermo del portatile, dentro il quale Nibali aveva appena allargato le braccia in segno di vittoria, mi sono ritrovato di fronte Aldo, il barista. Sul tavolino, accanto alla zuccheriera, un esemplare appena preparato della specialità estiva della casa.

«Caffè al ghiaccio con panna. Per te.»

Di tanto in tanto, specie quando il bar non brulica di avventori, Aldo mi sottopone una delle sue creazioni, introducendole col seguente monito: «Quando io andrò in pensione, nessuno lo farà più così.» 

Così buono, s’intende. Così speciale.

Che sia un caffè, un gelato, un tramezzino o persino una birra, non fa differenza. Quel che è certo è che quando lui sarà andato in pensione, nessuno più in paese servirà quella cosa così

«Aldo, il caffè al ghiaccio con panna però non l’hai inventato tu, e non è nemmeno così difficile da preparare…», ho provato a obiettare una volta.
«Ma io lo faccio con amore, caro mio.»

Oppure:

«Aldo, ma questa birra non l’hai prodotta tu… Perché dovrebbe essere tanto speciale?»
«Perché io la verso nel bicchiere con amore, caro mio.»

Penso che Aldo ci tenga a sottolineare l’unicità di tutto quel che serve nel suo bar un po’ perché ci crede veramente all’amore, ma in gran parte perché gli dispiace tanto che nessuno dei suoi due figli abbia la minima intenzione di portare avanti l’attività.

Tra tre-quattro anni al massimo, il bar dell’angolo non sarà più il suo. 

Dunque tecnicamente corrisponde al vero l’affermazione secondo cui, quando Aldo sarà andato in pensione, non sarà rimasto nessuno in paese a preparare le specialità di cui sopra così come le prepara lui.

È un po’ come dire, e da qualche tempo lo si dice ad ogni sua vittoria, che quando Vincenzo Nibali avrà smesso di correre non sarà rimasto nessuno in gruppo a interpretare il ciclismo così come lo interpreta lui.

Ora: io per natura tendo a essere ottimista, sicché confido nel fatto che continueranno ad esserci bravi baristi anche dopo Aldo - e corridori entusiasmanti anche dopo Nibali. 

(Il modo con cui Julian Alaphilippe ha interpretato questo Tour de France, per esempio, è un segnale inequivocabile.)

Allo stesso tempo non posso non riconoscere le peculiarità del "ciclismo di Nibali"; i caratteri delle sue azioni - e delle sue vittorie - che le rendono specificamente sue, quasi non-replicabili, al punto che mi sorprende constatare che l’aggettivo "nibaliano" non sia ancora divenuto voce ufficiale del vocabolario Treccani.

Dicesi nibaliano un approccio basato sulla ferma fiducia nell’istinto e sul rifiuto totale dell’anonimato. Un atteggiamento nibaliano prevede un’assoluta franchezza di pensiero e di azione, una convinzione nei propri mezzi al limite della testardaggine e, soprattutto, una genuina apertura nei confronti delle situazioni apparentemente difficili. 

Nibali ha sempre creduto di poter ricavare qualcosa di buono da contesti che non sembravano buoni per niente, e spesso è riuscito a trovare la forza di tradurre tale volontà in effetto concreto. 

La vittoria di ieri a Val Thorens, alla fine di un Tour complicato e di una tappa teoricamente inadatta alle sue caratteristiche, è esempio fresco: Nibali, di puro orgoglio, è riuscito a ritagliarsi uno spazietto tutto suo dentro il memorabile Tour de France 2019 - il primo Tour di Egan Bernal - proprio quando sembrava altamente improbabile che potesse accadere. 

Forse Nibali è diverso perché è straordinariamente caparbio. O forse perché, come Aldo, fa il suo mestiere con amore. Sta di fatto che entrambi sono ancora e saldamente al loro posto, a deliziare rispettivamente tifosi e clienti.

Nonostante non sia mai stato un fan sfegatato della panna, ho consumato il caffè-simbolo di Aldo lentamente, cercando di dargli l'impressione che lo stessi centellinando. Quando ho finito mi sono alzato, ho poggiato la tazza vuota sul bancone e ho detto: «Hai proprio ragione, Aldo, quando tu andrai in pensione nessuno farà più delle cose così». 

Lui non ha risposto a parole. Ha solo allargato le braccia e abbozzato un sorriso furbo, come a dire che ti avevo detto? visto che come al solito avevo ragione, caro mio? 

Dopodiché si è chinato e ha tirato fuori dal frigo una cedrata destinata alla ragazza in maglia gialla seduta da alcuni minuti all’esterno del bar.

 

 

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PUNTATE PRECEDENTI

27 luglio: Umano, troppo umano
26 luglio: Il linguaggio di Quintana
25 luglio: Attendere le Alpi
24 luglio: Le forme dell'acqua
22 luglio: Ritrovare Amador
21 luglio: Allez Romain
20 luglio: Assenza di gravità
19 luglio: Stallo (alla messicana)
18 luglio: Amica prudenza
16 luglio: Chi sei?
15 luglio: L'anno del salmone
14 luglio: Altri tempi
13 luglio: La legge di Martin
12 luglio: Capire di ciclismo
11 luglio:​ Riposare gli occhi
10 luglio: La ruota di Richeze
9 luglio: Rossetto rosso
8 luglio: Giocare il jolly
7 luglio: Un giorno perfetto

 

 

 

 

 

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