¿Algo Mas?

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

Scrivono i reporter spagnoli che a Enric Mas è più facile strappare un sorriso – o anche molti sorrisi - piuttosto che qualche parola. Non si fa fatica a credergli: la faccia di Mas sembra avere una predisposizione innata verso le smorfie di giubilo. Nei primi 30-35 risultati proposti da Google Immagini, il ragazzo maiorchino appare innegabilmente felice, e non certo perché tutte le foto in questione si riferiscano a esultanze. Mas sembra spassarsela sempre: sghignazza quando attacca e pure quando soffre. Forse le labbra di Mas sono naturalmente inclinate all’insù, la sua dentatura troppo brillante per accontentarsi dei mugugni. O forse Mas sorride sempre perché gioire è la cosa più normale da fare quando hai 23 anni e il futuro non ti precede più di tanto, è davanti ma non troppo, allunghi un braccio e già lo afferri; se sei sulla giostra ti serve un ultimo slancio, se sei alla fine della Vuelta ti serve un attacco ben piazzato, quando serve, non un secondo prima né dopo.

A Enric Mas è più facile strappare i sorrisi, dunque, ma anche le parole non sono male. Dice che in bicicletta si diverte anche se all’inizio non l’avrebbe mai detto – preferiva la pallacanestro. Racconta che quando pedala in salita sente il bisogno di togliersi i guanti, e che se potesse si toglierebbe anche la radiolina. A chi gli suggerisce che forse è davvero il successore di Contador risponde che sì, sarebbe orgoglioso di vincere anche solo la metà delle corse dell’idolo, ma anche che no, lui vuol essere soltanto Mas.

Tre anni fa, invitato dalla Tinkoff per uno stage d’allenamento, il suo primo al massimo livello del ciclismo, atterrò in Italia senza bagaglio e soprattutto senza bicicletta, persa tra uno scalo e l’altro. Oggi è sempre più frequente che siano gli avversari perdere di vista la bicicletta di Mas - con sopra Mas, arrembante. Ha vinto l’ultima tappa di montagna della Vuelta 2018 ed è arrivato secondo in classifica generale, alla sua seconda partecipazione. Sulla Collada de la Gallina ha fatto un balzo da avvoltoio: ha superato in un colpo solo Kruijswijk – che quando Mas non era ancora nato già sapeva andare in bicicletta - e soprattutto Valverde – che quando Mas non era ancora nato già aveva vinto una cinquantina di corse in bicicletta.

Domani a Madrid sarà il più giovane su un podio in cui il più esperto avrà 26 anni: Mas ha tenuto alle sue spalle López – che già era stato 3° al Giro - e si è arreso al solo Simon Yates - che al Giro era crollato sul più bello però alla Vuelta no, la Vuelta sembra fatta per Yates come il giubilo per la faccia di Mas, ma questo l'abbiamo già detto, a questo punto dovremmo aver elencato sufficienti motivi per giustificare appieno la gioia per nulla nascosta dello scalatore emergente. Algo Mas?

 

 

 

 

 

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