[Vuelta17] Gregario devotissimo

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

C'è stato un tempo in cui Jesús Hernández correva più veloce di Contador. Erano entrambi ragazzini, vivevano a cinque chilometri di distanza, uno a Parla e l'altro a Pinto, ma il primo era un anno più grande del secondo, e aveva una bici vera, che quell'altro non poteva che invidiare. Sarebbero durate poco sia invidia che gerarchia, tuttavia, perché la strada avrebbe rivelato molto presto che quello forte tra i due era chiaramente Contador. "Rendeva semplici le cose difficilissime", ricorda Hernández. Nel momento in cui intuì che il destino del campione non era toccato a lui, Jesús si mise l'animo in pace e cominciò a correre per Alberto. Non ha più smesso.

Di 15 anni di professionismo, ne hanno condivisi 11, tanto che Hernández non sa nemmeno più quante volte abbiano dormito insieme. Ciascuno è diventato esattamente quello che occorreva all'altro: a Jesús serviva un leader da seguire, ad Alberto un braccio destro con cui confidarsi di notte, in albergo, davanti all'altimetria della tappa del giorno successivo. Hernández era spesso e volentieri l'unico a conoscere i progetti tattici di Contador, e il primo ad attuarli. Il giorno di Fuente Dé, quello in cui il pistolero ribaltò la Vuelta 2012, è ancora oggi per Hernández il giorno più bello della vita.

Si è sempre saputo molto poco, di Hernández, se non che gli piacciono le salite, anche quando non corre su strada: d'inverno va in mountain bike, dice di amare i posti tranquilli e desolati in mezzo alle montagne. La sua unica, vera passione è sempre stata Contador: capitano, mito, amico e fratello, come lo chiama lui. Per capirlo non gli serve più nemmeno parlargli. Contador l'ha voluto con sé quando era rimasto senza squadra, e per questo Jesús una volta ha dichiarato che per il suo capitano sarebbe stato pronto ad annullarsi; a lasciare la pelle, se fosse stato necessario. "Ma posso confessarvi una cosa?", ha detto recentemente in un'intervista. "Quando c'è un problema è sempre Alberto a confortare me, non viceversa."

Ieri pomeriggio Hernández è arrivato in cima all'Angliru con 18 minuti di ritardo, ma, venuto a sapere dell'impresa di Contador, ha preso la mano del compagno di squadra Pantano e ha tagliato il traguardo esultando, come se a vincere fosse stato lui. Anche perché lui, in 15 anni e 14 grandi giri, di corse non ne ha vinta nemmeno una. Zero. Ma gli importa molto poco. Gli è sempre piaciuto definirsi un "gregario devotissimo", e tutti in gruppo sanno che è così. Per questo, al termine della stagione avrebbe senza grossi problemi potuto trovare un ingaggio presso un'altra squadra e un altro capitano. Invece Jesús Hernández, trovatosi alla fine della Vuelta senza il riferimento di una vita, si ritirerà: farà il preparatore nella squadra giovanile che porta il nome di un suo caro amico. Indovinate un po' chi.

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