Tappa 3: Caro ragazzo...

Ogni volta che in un gruppetto di sconosciuti mi capita di dire che mi piace il ciclismo immancabilmente un ragazzo spiritoso mi rivolge la seguente domanda:

“Ma come fai a guardare per chilometri e chilometri quelli che corrono senza che succeda niente?”

Questi detrattori quando mi rivolgono questa domanda credo abbiano esattamente in mente tappe come quella di oggi. Per quanto mi infastidisca rispondere, in fondo li capisco.

Anche io prima vivevo con disappunto quelle distese infinite. Trovavo mortali tappe che con disprezzo venivano chiamate per velocisti. Per me erano incomprensibili ore ed ore di piccole fughe senza convinzione e senza speranza. Fatali le dirette a gruppo compatto. Poi d’improvviso come una rivelazione, tutto è cambiato.

Avevo accettato la noia.

Non è vero che non succede niente, succede meno.

Bisogna semplicemente allenarsi al cambio di ritmo.

Il ragazzo spiritoso sicuramente continuerà a pensare semplicemente che sono noiose e che c’è della perversione a guardarle. Io credo che sia altrettanto perverso desiderare che tutto sia un costante tamburellare di emozioni, di colpi di scena, un caleidoscopico turbine di eventi.

Ecco dunque la risposta che ho articolato in tutti questi anni:

“Caro ragazzo... tu mi chiedi del ciclismo. Ed io ti chiedo come passi la tua giornata? Ogni giorno è una festa? E’ capodanno tutti i giorni? Ovviamente no. Alle volte vai alla posta e c’è fila. Alle volte passi ore a guardare il muro. Alle volte i negozi sono tutti chiusi. Ma non vuol dire che sei morto. Le cose continuano a succedere.

Caro ragazzo, capisco la tua difficoltà ma ti dico :

La tappa finirà. Alla fine qualcuno taglierà per primo il traguardo. Per arrivare primo avrà percorso tutti quei chilometri, avrà pedalato, avrà costruito in ognuno di essi un tassello della sua vittoria. Questa costruzione avverrà lentamente, per sentieri silenziosi. Ma quando è successo esattamente, ragazzo mio? Per quali motivi? Sei stato attento o stavi guardando il muro? Se questa costruzione è poco appariscente, si tratta di un problema tuo. Non sei allenato.

Io mi alleno da anni. Per ore sto fermo sul divano a guardare nel primo pomeriggio uno schermo sul quale altri corrono in bicicletta. Io sono uno sportivo: ho accettato la noia.”

 

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