Tappa 4: Semplicemente

La vittoria è semplice.

Basta arrivare per primi sul traguardo, anche di pochi centimetri, e si vince. E’ semplice.

Per rendere il concetto ancora più semplice c’è il fotofinish, quella elaborazione fotografica che mette tutti in fila... in ordine di arrivo per l’appunto. Nell’istante nel quale Kittel oggi ha superato la linea del traguardo, gli altri erano dietro. E tutti sono immortalati nel fotofinish, sospesi nello sforzo finale della tappa più lunga del Tour.

Sarà stato semplice dunque per Coquard capire di aver perso per 3 o 4 centimetri, lo si vede bene nel fotofinish. Certo che, guardandola in diretta, non è stato così semplice capire chi avesse vinto la volata. Coquard sembrava più veloce di Kittel.

A vedere le cose in movimento ci si confonde perché non conta, ai fini della vittoria, cos’è successo prima o dopo, conta semplicemente l’istante nel quale il primo supera il traguardo.

Capire la vittoria è semplice... c’è il fotofinish, un solo fotogramma che fotografa la vittoria. Capire la sconfitta è più complesso.

Quando, di preciso, Coquard ha perso quei tre centimetri? Dove si è attardato? E’ partito in ritardo? Perchè? A cosa pensava? Qualcuno lo ha frenato? E tutti gli altri? A queste domande il fotofinish non risponde.

La complessità di una sconfitta non può essere fotografata.

Alcune volte sarebbe bello poter semplificare tutto con un bel fotofinish. Ma il problema è che non si possono semplificare le sconfitte. Si può fotografare il momento in cui ti sposi, quello in cui passi un esame... Ma è molto difficile avere il fotofinish della decisione di lasciarsi, o dell’essere bocciati. Non esiste il fotofinish di tutta la sequenza di numeri non usciti alla tombola.

La sconfitta è complessa. La vittoria è semplice.

Questo non interesserà però a Coquard, che ha perso in modo complesso e adesso sarà semplicemente deluso.

 

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