Tappa 12: Senza bicicletta

Al di là della polemica, delle colpe, delle responsabilità, della giuria, delle moto e dell’organizzazione.... c’è un ragazzo in maglia gialla che corre sul Mont Ventoux.

Su tutti i siti, sui social network, sui giornali di tutto il mondo c’è l’immagine di un ragazzo che corre tra due ali di folla incredula.

A piedi, senza bici, senza compagni, senza aiuto. Si sarà chiesto cosa fare ed ha cominciato a correre. Una soluzione ingenua come quella di un bambino e disperata come quella di qualcuno che sta rischiando di vanificare il lavoro di un anno e le fatiche di una vita.

Al di là del risarcimento, della classifica, della giustizia, dell’ingiustizia, dell’incoscienza, del peso politico, della figuraccia, dei rimedi... in quel momento ho voluto bene a Froome. Perché in quel gesto quasi insensato c’è tutta la sua folle passione per questo sport assurdo che è il ciclismo. Mi sono rivisto nei momenti nei quali non so cosa fare e sento un orologio ticchettare dentro per scandire il tempo che passa in attesa di una decisione. L’ansia cresce e fare qualcosa è necessario. Froome s’è messo a correre.

Al di là del regolamento, delle scuse, delle ipocrisie, delle incongruenze, dei commenti... in quel momento ho voluto bene a Froome perché era quasi ridicolo: un ragazzo che corre in maniera sgraziata, senza bicicletta in una corsa di biciclette. Come spesso accade, il ridicolo è solo l’altra faccia della medaglia del drammatico. Ho rivisto me stesso quando, pur di trovare una soluzione, scelgo la prima che mi viene in mente e quasi sempre è grottesca ed insensata, ma la sola che mi viene in mente. Froome s’è messo a correre.

In quel momento si sarà sentito abbandonato da tutti, dalla squadra, dall’organizzazione, dalla sorte. Solo, con migliaia di occhi che lo guardavano a pochi centimetri di distanza. S’è messo a correre anche per rispondere a tutti quegli sguardi che lo scrutavano e s’aspettavano qualcosa da lui. Oggi pomeriggio ho voluto bene a Froome perché nella sua corsa ho rivisto me stesso quando sento che da una mia azione in molti avranno una risposta, ma non so quale.

Gli ho voluto bene perché mentre correva forse lui stesso si è accorto dell’assurdo della sua situazione, ma non poteva più fermarsi perché non sapeva cos’altro avrebbe potuto fare.

Oggi pomeriggio, al di là dell’indignazione, ho voluto bene a Chris Froome. Mi sono sentito vicino ad un ragazzo che corre in modo disperato, ridicolo ed insensato perché alle volte, per me, è meglio essere umanamente disperati, ridicoli ed insensati che essere seri e consapevoli, e stare fermi.

 

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