Tappa 18: Io tifo per Fabio Aru

Abito in Sardegna da 35 anni.

Ma non è per questo che tifo per Fabio Aru.

Mia moglie è sarda. Mio figlio è nato in Sardegna. Ma non è per questo che tifo per Fabio Aru.

Ho conosciuto delle persone che sostengono di essere parenti di Fabio Aru, vicini di casa di Fabio Aru, ex compagni di squadra di Fabio Aru.

Ma non è per questo che tifo per Fabio Aru.

A gennaio Fabio Aru è andato a mangiare la pizza dove a volte la ordino io, vicino casa.

Ma non è per questo che tifo per lui.

Ogni volta che sono stato a Villacidro, il paese di Fabio Aru, sono sempre stato benissimo. Gli spettacoli fatti lì sono sempre andati bene. L’accoglienza è sempre stata calorosa. Villacidro m’è sempre stata simpatica perché ci andavo a fare le gite in adolescenza. Ultimamente ho anche scoperto che a Villacidro hanno una speciale ricetta per le zeppole che le rende particolarmente aromatiche.

Ma non è per questo che tifo per Fabio Aru.

A dirla tutta non ho sempre tifato per Fabio Aru. L’anno scorso al Giro tenevo per Contador. Poi, nella tappa del Mortirolo, Aru è andato in crisi. Staccato ormai dal campione spagnolo e da Landa, con una foga incredibile spingeva sui pedali per non andare alla deriva. Vedevo il giovane villacidrese combattere con tutte le sue forze contro la crisi e contro la sorte. Il ciclismo riesce a darti l’illusione che nel gesto del pedalare ci sia parte dell’anima. Osservavo quella passione e quel carattere, la foga disperata di chi non deve cedere, con convinzione e slancio nonostante il fisico non rispondesse. Ho deciso di stare dalla sua parte.

Nella crono di oggi ho rivisto lo stesso carattere e la stessa passione. Nelle gambe, che nelle ultime curve spingevano con forza i pedali, ho visto il cuore combattivo e speranzoso di Fabio Aru.

Non ho le idee chiare sul tifo. In fondo non so davvero perché si decide di tifare per qualcuno anziché per un altro. Credo che ci sia una miscela indecifrabile di casualità, simpatia, tradizione e proiezioni individuali. Ma c’è qualcosa di cui sono sicuro.

Un ciclista dev’essere generoso. Non è importante che vinca o che stia sempre bene. L’importante è che ci provi. L’importante è che mi dia un motivo per cercarlo in mezzo al gruppo anche il giorno dopo. In un Tour con tante certezze, Fabio Aru deve scalfirne qualcuna, con tutte le gambe, la passione e il coraggio che ha a disposizione. Poi se fallirà non importa, il decimo posto non renderà le zeppole di Villacidro meno buone. Però deve provarci e sono sicuro che lo farà.

Per questo motivo, dunque, io tifo per Fabio Aru.

E credo che da oggi sino a Parigi, per lo stesso motivo, un po’ tutti tiferanno per Fabio Aru.

 

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