Qualcuno per cui correre: Matteo Fabbro

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    Fondatore di Inkorsivo.com, scrittore, discesista mancato

Il compagno di squadra con cui Matteo Fabbro ha stretto di più da quando è arrivato alla Katusha è Maxim Belkov. Poco importa che ci siano dieci anni di differenza, che nessuno dei due parli la lingua dell'altro e neanche che tra Iževsk (Udmurtia, Russia) e Codroipo (Friuli Venezia Giulia, Italia) ci siano 3679 km di distanza (più o meno 42 ore in auto, sempre che non si trovi traffico). Anzi, se realmente Maxim volesse andare a trovare il suo compagno di stanza Matteo dovrebbe percorrere anche gli altri due chilometri che separano Codroipo da Zompicchia, che più che una località sembra una constatazione di chi parla di Fabbro in bicicletta: ("Guardalo come zompicchia sui pedali!").

Constatazione piuttosto diffusa, infatti. Anche alla Sky, che nel gennaio 2017 ha invitato Fabbro a zompicchiare a Maiorca per uno stage. Alla fine però è stata la Katusha a volerlo con più convinzione: "Lui è giovane e noi abbiamo pazienza", dice il team manager Azevedo. Nel 2018 Fabbro potrà crescere tranquillo, insomma. In gruppo, oltre a Belkov, ci sarà anche il corregionale Alessandro De Marchi a tenerlo d'occhio, tra un tentativo di fuga e un altro. Probabilmente non farà altro che ripetergli lo stesso mantra che concludeva il post con cui si congratulava con Fabbro per il suo primo contratto da professionista: "Testa bassa e pedalare", da pronunciare con marcato accento friulano.

"Tranquillo Rosso: prima muoio, poi mollo" gli risponderebbe virtualmente Fabbro, come un pistolero di un film di Sergio Leone, o un soldato in un film di guerra. Del resto nonostante la sua breve carriera ciclistica Fabbro porta addosso tante scalfiture, e di mollare non se è mai parlato. Nel 2017 è stato investito in allenamento e una volta rientrato si è rotto due volte la clavicola. "Ma il tempo passa e con lui anche la paura", dice Fabbro.

Essendo un appassionato di storia, oltre che di basket ("Tifo per i Boston Celtics perché ci giocava Paul Pierce"), Fabbro sa che non si può cambiare ciò che è stato, ma lo si può studiare: "per capire cosa è cambiato nel tempo". Poco importa se nel suo futuro ci sarà una maglia rosa, rossa o gialla: "Se serve potrei anche diventare un gregario importante, ma ora punto al massimo". Non è un caso che, a vederlo in maglia della Katusha, tutti gli dicono che assomiglia a Purito Rodriguez. In effetti li dividono solo pochi centimetri.

Quelli di Fabbro sono 167, per 52 chili. Misure che ritornano ogni volta che riponde alle domande su che tipo di ciclista sarà. "Non mi piacciono molto le corse piatte in cui c'è vento, per via del mio fisico". "Nonostante abbia fatto anche tanta pista in passato è in salita che posso dare battaglia ai miei avversari, per via appunto del mio fisico". Per via del suo fisico (e del suo ciuffo biondo) Fabbro oltre ad andare forte in salita può anche essere considerato una miniatura di Marcel Kittel. Che, in una squadra che ha come sponsor uno shampoo, non è poi così male.

 

(PS - Ringraziamo Matteo Fabbro per la collaborazione).

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