[TdF2021] Mai burlarsi di un drago vivo

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    Seduto su un ramo a riflettere sull'esistenza. Cofondatore di Bidon, durante una pausa si è laureato in statistica. Fonti di ispirazione: le biciclette, l’Islanda, i pub di Oxford e Cristobal Jorquera.

L’app preferita di Ben O’Connor è Google Maps. Trascorre ore e ore, prima di ogni tappa, nel tentativo di non farsi trovare impreparato da una salita non segnalata, da una curva insidiosa. Conosce a menadito le altimetrie e i profili degli arrivi.

Si divora ogni pagina dei roadbook, lettura che a seconda dei casi alterna a una rivista di vino o a un libro di Tolkien, il suo autore preferito. Questo interesse per l’approfondimento – che lui stesso definisce, con echi leopardiani, una “ricerca matta” – è il suo modo di recuperare il ritardo nell’apprendimento ciclistico che ha accumulato in gioventù, visto che non ha cominciato a pedalare che a diciott’anni, allorché gli fu regalata una Giant in alluminio per il compleanno.

Prima di allora divideva il suo tempo all’aperto tra la corsa campestre e il cricket, il quale figura ancora oggi tra i suoi passatempi preferiti: cricket giocato ma soprattutto guardato, preferibilmente in Australia, d’estate, a bordo piscina, con gli amici e qualche birra.

A O’Connor piacciono le cose fatte per bene, con calma e dedizione. Gli piacciono i picnic, sdraiarsi sui prati, guardar cambiare il colore delle foglie con le stagioni. Adora il cricket perché è uno sport che richiede pazienza, e la pazienza è una delle qualità di cui non difetta affatto. Non si è minimamente scomposto, questo pomeriggio, quando Higuita e Quintana l’hanno attaccato in discesa dal Cormet de Roselend, e lui invece continuava ad affrontare le curve bagnate – parole sue – “come un bradipo”.

Sostiene che se ti lasci prendere dal panico in una corsa come il Tour non sai come possono reagire le tue mani, i tuoi polmoni e il tuo cuore. In più sapeva – l’aveva studiato – che più avanti avrebbe avuto tempo e spazio a sufficienza per recuperare e sbarazzarsi, sul loro terreno d’elezione, dei più frettolosi colombiani. A 22 chilometri dall’arrivo ha mollato Quintana, poco dopo è saltato Higuita. O’Connor, anziché rallentare, accelerava.

 

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