#MiaB La course au Enfer d'Ouest

"Message in a Bidon" è la rubrica dedicata ai contributi che arrivano direttamente dai nostri lettori, storie che galleggiano sulle strade del ciclismo, e che la corrente ha voluto spingere fino a noi.

Oggi ci scrive la Popolare Ciclistica, da Bergamo: un club che persegue dal 2014 il ciclismo dal basso, attraverso sangue sudore e chilometri di strada e birra. La Popolare è un club per ogni tipo di mezzo a pedali, per chiunque e dovunque. In attesa della Coppa Asteria - la sua creatura più preziosa, una non-gara folle la cui prossima edizione si terrà il 3 giugno 2017 - la Popolare ha deciso in parte di lasciare stare il pentapartito delle classicissime e puntare al far-west. La meta è l’estrema propaggine occidentale della penisola francese: Lannilis, Bretagna, Dipartimento di Finistère, finis terræ, lembo ultimo dell’Europa continentale.

Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante...

 

La Tro Bro Leon, in bretone Giro di Leon, storico nome della provincia bretone è nata nel 1984 per volere di Jean-Paul Mellouët, come gara ciclistica riservata ai dilettanti, per raccogliere fondi da donare alla scuola di lingua bretone del piccolo comune di Lannilis, tutt'ora sede del circuito con cui si chiude la gara. La versione per i professionisti si corre invece dal 1999 - Philippe Gilbert vanta un secondo posto nell’edizione 2003. Intenzione di Jean-Paul Mellouët fu di creare una corsa diversa da tutte le altre, che si identificasse profondamente con la terra e da qui l’intuizione di far transitare il percorso attraverso malconce stradine di campagna, normalmente utilizzate dagli agricoltori per spostarsi tra i campi: in idioma locale i ribinou.

I ribinou, diversamente dai tratti in pavé tipici della Paris-Roubaix sono settori di strada malmessi, parzialmente o per nulla pavimentati, sabbiosi, ghiaiosi, totalmente irregolari in cui buche, sassi, sassolini, strisce di erba, ghiaietta si susseguono senza soluzione di continuità. I ribinou sono diventati la particolarità che sta dando celebrità alla gara, che quest'anno è stata persino trasmessa in diretta di Eurosport, e che ovviamente ha attirato le nostre attenzioni. Come la ben più celebre classica monumento anche la Tro Bro Leon si porta dietro un soprannome che la dice lunga sulle difficoltà e sulle peculiarità della corsa, viene infatti affettuosamente chiamata "L’enfer du Ouest".

Arrivare in Bretagna non è cosa semplice per il carrozzone del ciclismo professionistico e tantomeno rappresenta un viaggetto veloce per i nostri ragazzi: noi della Popolare si è preso un aereo, due treni e una manciata di taxi e autobus per arrivare a Brest, tristemente nota agli interessati di storia a causa del folle bombardamento a cui venne sottoposta dalle forze alleate sul finire dell’estate del ’44 che costò la pressoché sua totale distruzione. Di Brest abbiamo subito amato il suo iper-realismo da città non patinata e di non tendenza, il cielo costantemente dominato da nuove basse, gli anziani malconci e i bar semivuoti frequentati solo da pochi ex marinai in pensione o in disoccupazione  perennemente seduti al bancone in attesa di nulla. Abbiamo trovato grande simpatia, umanità ed affetto per noi, che più che ciclisti, siamo degli uomini alla ricerca di un senso, o forse di più sensi, tramite la bici, le strade sporche e le città portuali.

La Tro Bro Leon per amatori  è una manifestazione ciclistica non agonistica in una terra che è più lontana dei 1500 km di distanza reale. La Bretagna e gli scenari che ci hanno inebriato di natura, oceano, fischi di gabbiani, lande verdissime e vacche libere, profumi nuovi e forti, ci hanno lasciato un'idea di grande condivisione amicale, quella vera, mai falsa ed opportunista e pedalate alla scoperta delle desolate terre bretoni ed un pizzico di epica lungo il percorso della corsa, che ci ha visto danzare lungo i sentieri sterrati, arrivando a lambire l'oceano in  zone vergini, dominate da grandissime rocce arrotondate.

Della vita così come della gara conta il bagaglio di emozioni che ti porti in spalla e conta lo sguardo ceruleo di un ciclista sulla cinquantina con cui abbiamo battagliato su diversi ribinou, lo stesso sguardo di chi con un'occhiata ti ha detto tutto, ritrovato negli avventori al bar in cui bevevamo il caffe al mattino e con cui abbiamo condiviso le ultime birre prima di congedarci.

 

La Popolare Ciclistica
#rockallniterideallday

(tutte le foto sono di Giuseppe Bonetti)

 

 

 

 

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