Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Eccoci qua. Ho appena terminato quella che chiamo la ventiduesima tappa: il lungo viaggio verso casa, cominciato stamattina e concluso verso metà pomeriggio.

Tra pochi mesi Richie Porte tornerà a fare il gregario. Le prossime due saranno le ultime stagioni della sua carriera da ciclista, e ha deciso di concludere tornando al ruolo che l’ha reso celebre.

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Buongiorno a tutti. 

C’è stato un momento, verso la metà della sua scalata alla Planche des Belles Filles, in cui Primoz Roglič ha allargato un altro po’ i gomiti: perse definitivamente le fattezze del ciclista, era adesso un vogatore. Ondeggiante e scomposto, persino il caschetto a dondolargli sul capo, remava controcorrente su una strada in piena, un fiume debordante di pubblico e fantasmi: stava perdendo il Tour de France. 

Pensate di andare a fare un viaggio, scrisse Nicolas Bouvier ne "La polvere del mondo", ma subito è il viaggio che via fa, o vi disfa. Roglič era completamente sfatto.

Lunga la lista degli intoppi in grado di compromettere una corsa a ostacoli come il Tour de France: una caduta rovinosa, una manovra azzardata in volata, una giornataccia in montagna che conduce dritta dritta oltre il tempo massimo, persino un accesso d’ira nei confronti di un avversario (o di un tifoso) sanzionato con solitamente discussa squalifica.

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Tappa 18 andata, l'ultima di vera e propria montagna di questo Tour, e direi che non ci siamo fatti mancare niente. Mi pare che sia venuta proprio bene.

Una decina di metri oltre l’arrivo di La-Roche-sur-Foron Michał Kwiatkowski guarda un’altra volta Richard Carapaz e tende il braccio destro verso di lui. Vorrebbe stringergli la mano, o poggiargliela sulle spalle, come ha fatto poco prima sulla linea del traguardo, ma Carapaz questa volta evita la stretta di mano del compagno, ritenendola una dimostrazione di giubilo riduttiva, inadeguata alla portata del momento e al suo modo di intendere le cose.

Sul Col de la Madeleine, Jens Debusschere si trovava tranquillo nel gruppetto della maglia verde, ma quando Bryan Coquard, il suo capitano con un ginocchio dolorante, ha perso contatto dagli altri velocisti, si è lasciato sfilare anche lui. Nella valle tra la Madeleine e il Col de la Loze, senza mai ricevere un cambio, ha tentato di non far dilatare troppo il distacco suo e di Coquard, ma sull'ultima salita non ne aveva più.

Abbiamo chiesto ad Alessandro De Marchi di guidarci nella "bolla" del Tour de France 2020, facendoci sapere di tanto tanto quel che accade intorno a lui. Avremo due occhi, due orecchie e una penna all'interno della Grande Boucle: sono quelle del Rosso - pardon - Giallo di Buja.

 

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Bene, tappa numero... sedici o diciassette, non me lo ricordo.

Nella graduatoria delle categorie più inclini alla speranza, alle spalle forse solo di bambini e innamorati, gli appassionati di ciclismo occupano da sempre una posizione di tutto rispetto.

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