Sfogliando il romanzo del ciclismo si fa spesso sosta sulle gesta di uomini che furono autori di imprese radiose, talune uniche nella storia, finendo inevitabilmente per entrare nell’Olimpo dei leggendari. 

«Oggi è stata una delle giornate più intense della mia vita. Stamattina alle dieci e mezza non volevo neanche partire. Non lo volevo fare questo inseguimento, volevo finire la stagione e andare in vacanza. Poi sono arrivati i miei compagni a incitarmi. A dirmi che avrei dovuto provarci. Devo dire grazie a loro, che ci hanno creduto e mi hanno fatto credere in me stesso. Grazie anche al pubblico, che mi ha supportato quando ho capito che avrei potuto battere il record del mondo. Sono rimasto calmo, ho respirato bene, ho fatto quello che so fare. Sì, è stata una settimana straordinaria.

Le megattere fanno parte della mia vita da circa sei anni, da quando cioè ho eletto a mia seconda casa il ridente villaggio di Húsavík, Islanda nordorientale. Prima che la sua celebrità intercontinentale fosse accresciuta due anni fa da una commedia con Will Ferrell, Húsavík era presentata dalle guide semplicemente come la “Capitale europea del whale watching”.

Oggi a Wollongong le comunicazioni passano per mezzi semplici. Non ci sono le radioline in corsa, così si ricorre al passaparola. Dalle ammiraglie alla lavagnette fino alla luce del faro. E alla comunicazione finale di Remco Evenepoel: silenzio.

Annemiek van Vleuten non era partita per vincere a Wollongong 2022, ma quando si è ritrovata lì davanti, lottando con un dolore al gomito che lei stessa ha definito "infernale", lo spettro luminoso del cielo australe ha combinato un nuovo scherzo, disegnando un vivace arcobaleno. E oltre l'arcobaleno, si sa, accade l'impossibile.

«Non avrei mai immaginato che io, ragazzino cresciuto in Tasmania, sarei stato così fortunato da poter viaggiare per il mondo grazie alla mia bici, correndo in alcune nelle squadre migliori e incontrando tante persone fantastiche lungo la strada. Sono prontissimo a godermi il prossimo capitolo, ma che bella avventura è stata. Come disse Forrest Gump: 'Sono un po' stanchino, credo che me andrò a casa'.»

Guardandoli così, nel raffazzonato tentativo di riepilogo che è ogni fotografia, si fa una certa fatica a credere che i tre protagonisti siano colleghi, concorrenti della stessa gara che sta per concludersi.

Alejandro Valverde, proteso verso il giovane desideroso d’ossequio, di Remco Evenepoel potrebbe benissimo essere il padre: quando Remco nacque, il 25 gennaio 2000, lui era già da un pezzo ‘El Embatido’, prossimo a un salto nel professionismo che avrebbe compiuto appena due anni dopo.

Nel vasto novero di multiformi guai che affastellano la carriera di Primoz Roglič, quello che gli è occorso ieri pomeriggio nel finale della sedicesima tappa della Vuelta a España potrebbe godere del primato del più illuminante.

Una delle sequenze emotivamente più intense di quest'estate di ciclismo comincia pochi metri dopo la linea d’arrivo della settima tappa della Vuelta 2022, a Cistierna: Jesús Herrada López, trentaduenne della Cofidis, ha appena battuto in volata Samuele Battistella e gli altri tre compagni d’avventura. Il gruppo è stato messo nel sacco dai fuggitivi, come si dice in questi casi, ed è di per sé un’ottima premessa. 

Il brano che segue è tratto da "Mai burlarsi di un drago vivo - Storie e visioni dal Tour de France 2021", disponibile qui.

 

Più che un corridore, è un auspicio. Bonnamour attraversa la Francia e predice, irrompe nei nostri schermi e profetizza. «Bonnamour!», ripetono i cronisti. «Bonnamour!», annunciano gli annunciatori. «Bonnamour!», erompono i tifosi, e nel momento in cui pronunciano quel cognome evocano il sentimento che esso contiene, scambiandosi una specie di augurio universale. 

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