Confermando una consolidata tradizione dell’ultimo decennio, anche quest’anno Vincenzo Nibali è stato in grado di provocarmi qualche buon brivido nel mezzo di un weekend di maggio.

Il profilo di Kim, una delle caprette di Pinot, è originale, ben pensato, intelligente. E, il che non guasta mai, divertente

Molly Weaver ieri avrebbe dovuto partecipare una corsa gravel di 130 chilometri in Gran Bretagna. Bloccata in casa per via del Corona Virus, ha deciso di replicarla nel giardino di casa per beneficienza, pedalando per oltre 12 ore lungo un circuito di 117 metri.

Il ciclismo è memoria, imprese epiche, fatti più o meno curiosi, luoghi mitici immortalati da immagini passate alla storia. E anche gli oggetti del ciclismo sono diventati culto, a partire da quello su cui si concentra la narrazione di questo libro: la borraccia; le bidon, come la chiamano i cugini d’oltralpe.

Ecco il nostro nuovo libro: un racconto della passione per il simbolo-borraccia attraverso aneddoti e incontri, cronache e soprattutto storie: storie raccolte durante il Giro d’Italia, messaggi che a ogni corsa raggiungono vecchi e bambini e chiunque attenda paziente a bordo strada, in un misto di stupore e gioia, la consegna di quello che è molto più di un souvenir.

Se sentite la mancanza delle grandi corse di ciclismo (e la sentite, lo sappiamo), c’è qualcosa che forse fa al caso vostro. Da qualche parte, che ci crediate o meno, si compete ancora, eccome. 

Stiamo lavorando in questi giorni alla bozza del nostro nuovo libro e vogliamo anticiparvelo. Visto il periodo, al momento non riusciamo a dirvi molto di più, se non che il libro arriverà presto.

ATTACCATI AL GIRO (feat. Figurine Panini)
Pedara-Messina, 17 maggio 2017

 

Articolo pubblicato la prima volta il 28 maggio 2017, giorno dell'ultima tappa del 100° Giro d'Italia, sulla pagina Facebook di Bidon.

 

Quintana e Dumoulin non sono ancora partiti, ma Giuseppe Fonzi è già arrivato. È stato il primo a partire dall’autodromo di Monza, il secondo ad arrivare in piazza Duomo: Marcin Bialoblocki, partito un minuto dopo di lui, l’ha superato dopo appena 10 chilometri. 

C'È FANGO E FANGO - Mathieu van der Poel ama il fango. È proprio un elemento che lo rende felice. Lo frequenta dalla più tenera infanzia, quando seguiva papà Adrie sui campi del ciclocross - dedicandosi più a inzaccherarsi viso, mani e indumenti che ad applaudire successi e medaglie del titolato genitore. Giocare col fango, e nel fango, è qualcosa che ha definito la sua traiettoria di vita. Non ha mai smesso: dal rotolarcisi è passato al pedalarvi, ma ha mantenuto lo stesso approccio ludico. Mathieu ama così tanto il fango da aver imparato a conoscerlo, a dargli del tu.

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