Non esiste una definizione di Tom Pidcock, se non qualche attributo generico. Non ci sta tutto Pidcock nella ristretta scatola del "ciclista". Come si può mettere limiti a uno che del ciclismo ne ha percorso pressoché ogni sentiero sin dalla più tenera età?

La gara olimpica femminile si è mossa in quel momento di transizione tra la notte il giorno, quando la luce precede l'alba e confonde chi ancora deve andare a dormire e chi si è appena svegliato. Con una costante: Anna Kiesenhofer in fuga, sempre lì.

L'ascesa al Monte Fuji è scandita da una serie di stazioni. Passaggi obbligati nella fatica della scalata, una via crucis alle prese col suo Golgota.

Qualche secolo fa si partiva da lontanissimo, dai lembi marginali dell'immane cono che è il monte sacro del Giappone. Erano necessari giorni di cammino per avvicinarsi alla vetta, passando da una stazione all'altra: ad ogni passaggio si trovava accoglienza, cibo e ospitalità presso le confraternite di monaci che accudivano il vulcano e il destino dei pellegrini.

Alle 19:21 ora di Parigi, nell’attimo in cui ha tagliato il traguardo degli Champs-Élysées, 74 posizioni dietro Van Aert, Pello Bilbao ha completato il record più difficilmente battibile tra i tanti registrati nel corso di questo Tour de France. Insieme a Dan Martin, è uno dei due soli corridori nella storia del ciclismo ad aver portato a termine quattro corse a tappe di tre settimane nell’arco di un solo anno.

In questo caldo luglio del 2021 abbiamo deciso di commentare il Tour de France in diretta, ogni pomeriggio sul canale Twitch di Radio Statale. Sedetevi sul divano con noi.

E così Wout van Aert ha vinto anche a cronometro. Era già accaduto in precedenza (non più tardi dell’ultima Tirreno-Adriatico), ma non ancora al Tour de France.

Van Aert ha vinto a cronometro nello stesso Tour de France in cui ha, tra le altre cose, vinto la tappa del doppio Ventoux e preceduto tutti i velocisti (tranne uno) nello sprint di gruppo di Valence.

Più che un corridore, è un auspicio. Bonnamour attraversa la Francia e predice, irrompe nei nostri schermi e profetizza.

"Bonnamour!", ripetono i cronisti. "Bonnamour!", annunciano gli annunciatori. "Bonnamour!", erompono i tifosi, e nel momento in cui pronunciano quel cognome evocano il sentimento che esso contiene, scambiandosi una specie di augurio universale. 

L’ultima volta che è stato inquadrato, non era ancora cominciato il Col du Tourmalet. Il braccio destro alzato, Chris Froome faceva cenno alla sua ammiraglia di avvicinarsi.

Non stava richiedendo un intervento tecnico prima dell’attacco di una delle salite-simbolo del ciclismo, non un ultimo parere sulla strategia da adottare negli ultimi chilometri di gara. Stava semplicemente adempiendo al compito principale che gli spetta dall’inizio del Tour de France 2021: portare borracce ai propri compagni di squadra.

In una corsa di qualche anno fa, quando era ancora dilettante, Pierre Latour fu udito urlare: «Volete andare avanti o no?». Non si rivolgeva né a compagni di squadra né tantomeno ad avversari di sorta, ma direttamente alle sue gambe, che il francese della TotalEnergies ha l’abitudine di chiamare per nome: una Brigitte e l’altra Bernadette.

Le storie dei ciclisti, come quelle dei marinai, sono di una semplicità assoluta, e il loro significato può stare tutto intero nel guscio di una noce. Stiamo parafrasando Joseph Conrad (nato Jósef Konrad, polacco) perché oggi al Tour de France ha vinto Patrick Konrad (nato Patrick Konrad, austriaco).

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